Parlamento: applausi e frustrazione

Foto ufficiale marzo 2010 2(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 16 aprile 2013)

In Parlamento si applaude tantissimo. Ad ogni intervento scatta l’applauso, normalmente dei colleghi della stessa parte, ma spesso anche trasversali. Sono applauditi in modo fragoroso gli interventi infiammati, spesso seguito da fischi e urla di chi è contrario. Si applaude all’approvazione di un provvedimento, dopo le relazioni, le mozioni, e dopo i numerosi minuti di silenzio che si richiedono per ogni evento luttuoso o sua rimembranza. Un po’ come l’abitudine tutta italiana di applaudire ai funerali. L’Italia è un Paese emotivo e il suo Parlamento, purtroppo, ne è lo specchio.


Nelle commissioni le cose sono diverse. Lì si sta sul punto, si lavora sui contenuti, magari si discute ma in modo (di solito) civile. Poi in aula tutto cambia, le sedute sono in diretta televisiva e la teatralità prende il sopravvento sui contenuti. La stella polare diventa la “visibilità”, il momento di popolarità del singolo parlamentare, quando se ne saggia l’importanza. Non fosse che per questo, è indispensabile partire con le commissioni ordinarie, perché assemblee così grandi non possono realmente funzionare. Tutto resta in superficie, gli interventi sono spesso a sproposito, talvolta si scade nel battibecco, mentre qualcuno parla gli altri conversano tra loro, o fanno gli affari propri. Qualcuno, nonostante il brusio, cerca di lavorare.
Il paradosso è che molti vorrebbero cambiare questo stato di cose, ma non si riesce a fermare la macchina in movimento. Dopo il mio primo intervento in aula ho ricevuto, oltre agli applausi di rito, molti complimenti. Non per quanto detto (nessuno l’ha ascoltato), ma per la brevità: avevo 5 minuti, ho usato 1 minuto e 38 secondi, e tanto è bastato ad attirare simpatia. Perché non lo facciano tutti se è così facile è presto detto: in aula si innescano logiche da talk shaw, non si è naturali, c’è sempre un sottofondo di teatralità irreale.
Esiste ampia letteratura antropologica che spiega questi meccanismi. Anche per questo il parlamento è troppo grande, perché più crescono i numeri più la rappresentazione prende il sopravvento sulla realtà, mentre le stesse persone, in contesti non pubblici, appaiono assai più ragionevoli.
La sensazione di queste prime, surreali settimane, è che per cambiare le cose occorra un cambio di mentalità e di processi comunicativi, oltre che una drastica semplificazione della macchina parlamentare. I temi vengono dettati per via mediatica, la politica si adegua, e ne fornisce una rappresentazione scenica. Drammatica, narrativa, tragica o comica a seconda dei contesti. Ma se si guarda alla sostanza il dato è diverso. Quanti hanno notato, ad esempio, che i pochi provvedimenti finora approvati da questo Parlamento sono stati votati all’unanimità o quasi? Forse è per questo che poi ci si applaude da soli…
Si parla di costi della politica, e l’argomento viene utilizzato teatralmente in ogni occasione. Non c’è intervento in aula che non menzioni la crisi e gli sprechi. Ma dei costi dell’inefficienza si parla poco, perché sono difficilmente riducibili a slogan da talk shaw. L’altra settimana le Camere si sono riunite per esaminare due decreti legge. Il primo riguardava il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese. Tema di straordinaria importanza, ma si trattava ancora di uno schema di decreto. I decreti legge li fa il governo e il parlamento li converte, qui se ne parlava prima dell’approvazione. Dopo lunghi dibattiti sull’ovvio (che i debiti si devono pagare lo dice già il codice civile…) si è votato all’unanimità il via libera,con tanto di applausi corali. Poi il governo ha ulteriormente modificato il testo, e la vera approvazione del Parlamento arriverà solo più avanti, in sede di conversione. Una giornata intera per la Camera e una per il Senato se ne sono andate per un provvedimento ancora da approvare e per ribadire che i debiti si pagano. Magari non tutti e non subito…, ma si pagano.
Il secondo decreto era in tema di sanità. Qui la discussione riguardava, al primo passaggio, non già i contenuti controversi e finanche laceranti (specie la possibilità o meno di fornire a carico del servizio sanitario nazionale cure con cellule staminali su cui manca l’evidenza scientifica ma in cui diversi malati sperano), ma solo la sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza per una parte specifica del decreto. Requisiti che palesemente mancavano. E infatti anche su questo si è votato all’unanimità, con relativi applausi. Ma nel dibattito si è parlato degli aspetti mediaticamente interessanti, non delle questioni tecniche.
Quanto costa una settimana di lavoro inutile delle Camere? Forse gli applausi servono a consolare della frustrazione di trovarsi a bordo di una macchina che non funziona. Per quanto i piloti si impegnino (più di qualcuno ci prova), funziona a scatti, procede per inerzia, segue logiche proprie, ed è difficilmente governabile. Evitare incidenti è già un buon motivo per applaudire. Come fanno i turisti quando atterrano gli aerei.

 

3 thoughts on “Parlamento: applausi e frustrazione

  1. Pingback: Come fanno i turisti quando atterrano gli aerei | Lorenzo & his humble friends

  2. Caro senatore Palermo,
    volevo semplicemente complimentarmi con lei per questo suo ottimo articolo.
    Ha colto in pieno i problemi della politica italiana. Problemi che DEVONO essere risolti e corretti al più presto.
    Sono convinto che per sistemare le cose sia necessario un cambio di mentalità, un avanzamento culturale che NON è semplice da condurre.
    Fortunatamente però ci sono persone come lei in parlamento e questo mi fa ben sperare perché significa che questo cambio di marcia è possibile!
    Avanti così quindi e ancora complimenti.

    • Caro senatore, ora capisco la Sua reazione alla mia mail e mi scuso con Lei di aver fatto di tutt’erba un fascio.Mi complimento per il Suo articolo e spero nel Suo impegno politico. Buon lavoro.
      Alberto Motta

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