Autonomia erosa, ma ci sono le elezioni…

fp 3-13
La recente sentenza della corte costituzionale n. 77/2013 (testo completo in http://www.giurcost.org/decisioni/index.html) è paradigmatica dei problemi attuali dell’autonomia altoatesina e dei rapporti Stato-Regioni.
Il Governo ha impugnato diverse disposizioni della legge finanziaria 2012 della Provincia autonoma di Bolzano, che riguardavano una vasta serie di materie: dalla riduzione dell’aliquota sull’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile per i veicoli a motore al calendario scolastico, dal rinnovo delle concessioni idrica al cumulo tra incarichi dirigenziali in Provincia e presso enti strumentali e società controllate, ed altri temi ancora.
La Corte costituzionale, nel confermare la sua linea giurisprudenziale ormai consolidata, non mostra certo particolare sensibilità nei confronti della specialità. Così dichiara illegittime alcune importanti parti della finanziaria provinciale non riconoscendo alcuna specificità in materia di bilanci comunali o di revisione dei veicoli. Per contro, riconosce anche che lo Stato ha prospettato alcune impugnazioni generiche e imprecise, ignorando la specialità, ad esempio in materia di finanza comunale o di concessioni per impianti alimentati da energie rinnovabili.
Insomma, possiamo dire che la giurisprudenza costituzionale continua nella sua linea poco autonomista, anche se non perde di vista la specialità quando le impugnazioni del governo sono generiche e male argomentate. Nulla di nuovo, ed è difficile attendersi per il futuro un significativo cambio di orientamento giurisprudenziale.
Nel contempo, però, non possono non segnalarsi anche gli errori della Provincia. Innanzitutto prendendo le peggiori abitudini nazionali, inserendo nella legge finanziaria un po’ di tutto, e facendone un minestrone asistematico, per il solo motivo che è una norma da approvare in blocco. In secondo luogo, legiferando in maniera poco accurata, inserendo disposizioni che sono palesemente in contrasto con alcuni limiti posti dall’ordinamento generale, come quella sui doppi incarichi. Infine, e soprattutto, nonostante la crescente difficoltà nei rapporti con lo Stato, sembra improbabile che si riesca ad iniziare in tempi brevi un processo di riforma dello statuto, che solo potrebbe contenere le dinamiche centraliste qui ancora una volta evidenziate, perché già si guarda alle elezioni d’autunno.
Il tempo ci sarebbe per iniziare prima, ma le forze politiche ragionano purtroppo già in termini di campagna elettorale. Dunque ogni proposta di riforma viene letta in chiave elettoralistica e si preferisce rimandare tutto a dopo le elezioni. Come si è fatto finora, perdendo oltre un decennio e facendosi intanto ridurre l’autonomia passo dopo passo, sentenza dopo sentenza.
Sarebbe ironico e grave se la convenzione per le riforme partisse prima a livello nazionale che sul piano locale. Ancora una volta avremmo dimostrato che la presunta e sempre sbandierata superiorità politico-amministrativa del nostro territorio è uno slogan sempre più vuoto di contenuti.
Se si perderanno altri 10 mesi a causa delle elezioni, c’è il rischio di pagare cara, ancora una volta, una campagna elettorale. Che come ormai sempre più spesso accade, a tutti i livelli, peggiora la situazione invece di risolvere i problemi.

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