Palermo «Statuto, avviamo la riforma»

(pubblicato sul quotidiano Corriere dell’Alto Adige dell’11 maggio 2014)

BOLZANO — Il senatore Francesco Palermo, nominato presidente della Commissione dei Sei, vuole dare vita ad una convenzione per la riforma dello Statuto in tempi molto brevi. «Tra un vitalizio e un vibratore — dice ironicamente -non si riesce ad avviare un dibattito. Ho ricevuto rassicurazioni che a breve dovremmo farcela. Quello che si dovrebbe capire è che difficilmente si ripeteranno condizioni così favorevoli come una riforma costituzionale portata avanti in un clima di grandi intese». Per Palermo, costituzionalista «indipendente» (senatore di Pd, Svp e centrosinistra) l’obiettivo rimane una riforma condivisa dell’autonomia «Il treno della riforma costituzionale nazionale sta passando, se non saliamo in corsa sarà molto difficile riconvocare il parlamento per modificare solo il nostro Statuto con una maggioranza qualificata).

Il fatto di essere entrato nella «stanza dei bottoni» dell’autonomia — la Commissione dei Sei — non fa arretrare Francesco Palermo dalla speranza di dare vita ad una convenzione per la riforma dello Statuto in tempi molto brevi. «Tra un vitalizio e un vibratore — dice ironicamente — non si riesce ad avviare un dibattito. Ho ricevuto comunque rassicurazioni che a breve dovremmo farcela. Quello che si dovrebbe capire è che difficilmente si ripeteranno condizioni così favorevoli come una riforma costituzionale portata avanti in un clima di grandi intese. Perdere questo treno, significherebbe perdere quasi ogni possibilità». Per Palermo, costituzionalista «indipendente» (eletto senatore con i voti del Pd, dell’Svp, ma anche del resto del centrosinistra) l’obiettivo rimane dunque quello annunciato in campagna elettorale prima di diventare presidente della paritetica: avviare una riforma condivisa dell’autonomia. Senatore Palermo, passano i mesi e non succede nulla. Questa convenzione sull’autonomia si farà? «Negli ultimi giorni ne ho parlato in varie occasioni e mi hanno rassicurato sul fatto che si farà. Si sta discutendo di come farla, se regionale o provinciale, e che attori coinvolgere, ma la volontà è rimasta». A Roma si sta lavorando a una importante riforma costituzionale. Se si perde questo treno, che cosa succederà? «Non si può perdere altro tempo. Il treno della riforma costituzionale nazionale sta passando, non sappiamo se arriverà alla fine del percorso, ma se andrà avanti si tratterà di una cosa molto importante per il nostro Paese. Se non saliamo in corsa dopo sarà molto difficile riconvocare il Parlamento per modificare solo il nostro Statuto con una maggioranza qualificata. Per effettuare una manutenzione straordinaria dello Statuto questa è la fase ideale. Se questo treno passa, se si entra in un’altra fase politica, poi sarà difficile. E sarà ancora più difficile se passa la riforma costituzionale portata avanti con forza da Renzi. Con gli assetti che si creeranno, vista l’impostazione maggioritaria, avremo sicuramente meno forza contrattuale». I tempi per non perdere il treno quali sarebbero? Si parla di una possibile approvazione in prima lettura già entro l’estate. «Di certo non riusciremo a partire così in fretta. Arrivare ad avere un primo testo già ora sarebbe stato ideale. Sono rattristato dalle lungaggini che hanno ritardato l’iter. Durnwalder l’ha stoppata, poi ci sono state le elezioni, lo scandalo pensioni, il vibratore …. Si dice che la riforma sarà approvata in prima lettura entro giugno, però poi c’è il passaggio alla Camera e la seconda lettura, per cui il processo durerà a lungo e ci saranno molte modifiche al testo. Se non sarà possibile approvarla contestualmente, bisogna spingere al massimo per approvarla comunque in questa legislatura. La gestazione di un testo può durare anche due anni. In futuro non ci saranno mai le condizioni politiche, anche a livello di membri di governo, che ci sono ora». Quali saranno i primi temi da mettere all’ordine del giorno? «Di questo non vorrei parlare, ora. La prima cosa da definire è il come fare la convenzione. Resto convinto che vi debba essere un coinvolgimento ampio della popolazione. Credo poi che in questa convenzione non si dovrà votare. Ci vuole un organismo rappresentativo a livello politico, ma che preveda anche di coinvolgere le associazioni di categoria e la partecipazione on line. Credo che si scontreranno due visioni, una minimalista e massimalista. Ci sarà chi vuole fare solo gli aggiornamenti tecnici, e chi, come me crede, che sia il momento di ridefinire il contratto sociale. Ma per quanto ci siano alcune cose da aggiustare nelle questioni etniche, credo che la cosa più urgente sia definire meglio il quadro delle competenze e i rapporti tra provincia e Stato. Che giudizio dà della riforma portata avanti dal premier Renzi? «Così com’è non mi piace per nulla perché sporsa una concezione un po’ vecchia, direi prefettizia, dello Stato, riaccentrando tutti i poteri. Mi sembra terribile non consentire ai territori di amministrarsi. È anche vero che la sensazione è che il testo cambierà e cambierà parecchio. Ora ci si accapiglia sui senatori elettivi e non elettivi. Ma io credo che se si farà una camera territoriale non dovrà essere elettiva».

One thought on “Palermo «Statuto, avviamo la riforma»

  1. Come sempre un grande intervento coraggioso e lungimirante.
    Coraggioso e lungimirante perché tenta di svegliare la politica locale dal torpore in cui si trova. Troppi anni sono stati sprecati e troppo tempo è stato perso. E’ ora di prendere in mano il proprio destino dimostrando di essere Autonomi anche in questo. Dobbiamo essere partecipi del nostro futuro elaborando noi una proposta da presentare a Roma senza aspettare che le soluzioni arrivino dall’alto (che in futuro, una volta perso il treno, potrebbero arrivare sotto forma di imposizioni o peggio di “diktat”).
    Viste le spinte centralistiche, dobbiamo essere coscienti che la nostra Autonomia (come tutte le altre ovviamente) in questo momento è come si trovasse (metaforicamente) appoggiata su un piano inclinato sul quale sta scivolando lentamente quanto inevitabilmente verso il basso.
    Per arrestare questa discesa è necessario riprendere in mano il proprio destino partendo appunto dall’elaborazione di un nuovo Terzo Statuto di Autonomia.
    Speriamo che il messaggio venga recepito dalla politica locale così come dalla società civile che dovrà necessariamente essere coinvolta in questo importante processo affinché il nuovo Statuto sia uno Statuto in grado di rappresentare tutti senza esclusioni. Solo così l’Autonomia avrà un grande futuro.
    Complimenti ancora per l’intervento e il grande lavoro.

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