La Malattia del Sudtirolo. San Genesio non basta più. di Enrico Franco

Corriere dell'Alto Adige. domenica 18 maggio(articolo di Enrico Franco pubblicato sul quotidiano Corriere dell’Alto Adige del 18 maggio 2014)

Non so a voi, cari lettori, ma a me sempre più spesso manca l’aria quando giro per il nostro incantevole Alto Adige/ Südtirol. Provo un senso di oppressione quasi fisica, una sorte di sindrome claustrofobica. È vero, se faccio due passi a San Genesio guardando il panorama e svuotando la mente, subito mi riprendo, ma è soltanto un’illusoria boccata d’ossigeno. Appena mi fermo e sfoglio il giornale, infatti, quel maledetto nodo torna a stringermi la gola.
L’inquinamento che toglie il fiato non è atmosferico, bensì sociale e politico. A furia di preservare la «specialità» altoatesina, è stata costruita una gabbia troppo piccola per essere salubre. Il guaio è che — assillati dalla tutela dei gruppi linguistici — abbiamo perso di vista la necessità di assicurare i principi basilari per dare alla comunità un assetto pienamente democratico e rispettoso dei diritti dell’individuo.

Giorno dopo giorno, abbiamo accettato in nome della convivenza strappi più o meno grandi, fino a ritrovarci nel ginepraio attuale. Lo scandalo dell’energia come l’assurdità di chiedere a un immigrato africano di dichiararsi italiano, tedesco o ladino sono solo le manifestazioni lampanti di un male assai più diffuso. Un male che, nei sudditi in fila all’alba davanti alla porta di re Durnwalder, era ben delineato in una fotografia dalla quale abbiamo continuato a distogliere gli occhi.
Così, l’innovatore Kompatscher può affermare in Consiglio che «se si proponesse la nomina della parte statale del Tar per concorso, la Corte costituzionale potrebbe pretendere che siano di carriera anche quelli provinciali, e bisogna stare molto molto attenti: questo è pericoloso». Una dichiarazione pronunciata mentre il nostro quotidiano riferiva di come una giudice del Tar avesse chiesto di astenersi dal collegio che doveva sentenziare su una concessione edilizia a favore di un noto imprenditore di cui è amica.
D’altra parte succede che un importante funzionario pubblico di lingua italiana si occupi della pratica immobiliare di un suo caro conoscente. Il quale, dopo i primi ostacoli, pare abbia ritenuto opportuno coinvolgere nell’affare alcuni personaggi casualmente vicini alla Volkspartei.
Siamo una piccola realtà, si giustificano molti politici, ed è inevitabile che ci si conosca e ci siano rapporti personali anche quando assumiamo scelte amministrative. Ovviamente è per questo che — al posto del professor Tappeiner, dimissionario dalla presidenza di Pensplan a causa della consulenza sui vitalizi d’oro tanto gradita ai papaveri della Stella Alpina — può accadere di prendere un tecnico che con la tessera della Svp guida un consiglio di quartiere del capoluogo.
Già, noi siamo diversi, dunque dobbiamo opporci a ogni apertura. Teniamoci strette le banche di casa, sperando che non si accordino tra di loro ai danni nostri. Blocchiamo pure centri commerciali e imprenditori «foresti», poiché ciò non favorirebbe la concorrenza bensì il degrado del piccolo mondo antico. E se i Paesi moderni privatizzano, noi al contrario salviamo la sfera pubblica.
Capite perché, a me, le passeggiate a San Genesio e lungo i prati del Talvera non bastano più?
(di Enrico Franco)

Enrico Franco. San Genesio non basta più.

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