Amarsi e divorziare

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 15 giugno 2014)

La legislazione italiana non prevede il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma che succede se dello stesso sesso si diventa dopo avere contratto matrimonio? Nel caso in questione un uomo sposato cambia sesso, supportato in questo difficile passaggio dalla moglie che continua ad amare, ricambiato. Come previsto da una legge risalente al 1982, si rivolge al tribunale per ottenere la rettificazione dell’attribuzione di sesso, perché solo così potrà essere riconosciuto a tutti gli effetti come donna. Ma appena intervenuta la pronuncia del tribunale, l’ufficiale di stato civile obbliga la coppia a divorziare: la legge stabilisce infatti che la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso provoca l’automatica cessazione degli effetti civili del matrimonio, senza neppure riconoscere all’altro coniuge il diritto di opporsi allo scioglimento. Così la coppia intraprende una battaglia legale ora (parzialmente) risolta dalla Corte costituzionale. Parzialmente, perché i giudici della Consulta danno ragione ai due coniugi solo per un verso e solo sulla carta.

Con una lettura storica e quindi piuttosto conservatrice, la Corte afferma con una chiarezza senza precedenti che la costituzione va interpretata nel senso di non consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Che questo fosse l’intendimento dei costituenti è pacifico. Che sia l’interpretazione costituzionale più corretta è più dubbio. Si tratta della posizione maggioritaria, ma contestata da molti, visto che il tenore dell’art. 29 della costituzione è assai più ampio e generico: parla infatti di famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, ma non dà alcuna definizione di matrimonio, limitandosi a stabilire “l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi”. Con questa decisione, comunque, la Corte (l’unico soggetto titolato a fornire l’interpretazione vincolante della costituzione) sembra chiudere la porta al possibile riconoscimento in via di legislazione ordinaria al matrimonio omosessuale. Se ne dovrebbe dedurre, pertanto, che una legge ordinaria che dovesse prevederlo sarebbe illegittima.

Tuttavia il problema non è solo il matrimonio. Sono gli effetti che ne derivano. E quelli non possono cessare in un istante. Tanto per fare un esempio: finché non sarà finalmente legge il cd. divorzio breve, i rapporti patrimoniali ed ereditari tra persone che magari nemmeno più si parlano restano quelli delle coppie sposate per ben tre anni. Mentre nel caso del cambio di sesso di un coniuge non solo si è obbligati a divorziare, ma i rapporti patrimoniali collegati al matrimonio svaniscono in un lampo.

Di queste assurdità la Corte si rende ben conto e stabilisce che la legge che impone il divorzio in caso di cambio di sesso non rispetta il principio di proporzionalità e non bilancia adeguatamente “tra l’interesse dello Stato a mantenere fermo il modello eterosessuale del matrimonio ed i contrapposti diritti maturati dai due coniugi nel contesto della precedente vita di coppia”. Per un verso dunque chiusura ai matrimoni omosessuali, per l’altro un monito al legislatore ad intervenire senza ulteriori ritardi a disciplinare i rapporti di coppia tra persone dello stesso sesso con forme di “convivenza registrata che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima”. Se si somma questo appello a quello analogo formulato nel 2010 nella sua decisione sull’accesso al matrimonio per persone dello stesso sesso, ne deriva che l’ordinamento non può più permettersi di non disciplinare questo fenomeno.

In un Paese in cui si legifera su tutto, perfino sull’istituzione del giorno del dono (sic – già approvato in Senato, si attende l’approvazione della Camera), forse uno straccio di legge se lo meritano anche le coppie dello stesso sesso. Non sarà un matrimonio, ci dice la Corte, ma almeno che sia un suo equivalente funzionale. Nell’attesa di un intervento sul punto, la realtà ha intanto già ampiamente superato la fantasia del legislatore: che in quest’ambito è scarsa e un po’ bacchettona, mentre in altre materie non si può dire che manchi, ed anzi spesso supera ogni immaginazione.

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