Fiducia chi?

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/17102014/fiducia-chi il 17 ottobre 2014)

I cittadini osservano con stupore il rito stanco di quegli omini inutili che in Parlamento passano sotto una cabina mobile coperta da drappi di velluto.

Mentre si chiudeva l’accordo finanziario tra le Province autonome e lo Stato, il Senato votava l’ennesima fiducia al Governo.
La venticinquesima in otto mesi. Il 77% delle leggi approvate sotto il governo Renzi passa con un voto di fiducia.
Il governo Monti, finora detentore del record, si è fermato al 45%, e prima non si superava il 15%.

Dopo avere stravolto la logica, lo spirito e finanche il testo della costituzione, l’uso della fiducia diventa una filosofia politica: le cose si fanno come atto di fiducia nel Governo e nel suo leader. Indipendentemente dal merito, su cui si può concordare o meno, ma il punto non è più questo. È il metodo.

Il Parlamento non conta più nulla (era così già da un po’), e col suo comportamento collettivo (abuso del tempo, discorsi inutili, scarsa organizzazione, qualche gazzarra ad uso esclusivo delle telecamere) fa di tutto per dare ragione a chi vuole dimostrare che non serve a niente. Questo è il passaggio successivo. Perché c’è una bella differenza tra non contare nulla e non servire a niente. Così l’eccezione diventa regola, e infatti non se ne accorge più nessuno: per trovare la notizia nella stampa bisogna cercare nei trafiletti delle pagine interne.

La stessa dinamica si ripete con l’ennesima votazione a vuoto per l’elezione di due giudici costituzionali da parte del Parlamento.
Siccome servono i 3/5 dei voti, occorre evidentemente un accordo ampio tra le forze politiche. Questo accordo, piaccia o meno, ancora non c’è. Però si continua a votare, in modo del tutto inutile. Con l’unico risultato di screditare l’intero processo e il suo dominus, il Parlamento, e di confondere i cittadini che osservano con stupore il rito stanco di quegli omini inutili che passano sotto una cabina mobile coperta da drappi di velluto. Che fiducia può dare tutto questo?

Già, la fiducia. Una fiducia sospettosa è l’ossimoro che sta alla base del nuovo accordo finanziario che potrebbe aprire una nuova stagione dell’autonomia. Fiducia, perché per trovare un accordo bisogna fidarsi. Sospettosa, perché l’accordo nasce dal sospetto reciproco: dello Stato verso territori considerati viziati e privilegiati; delle Province verso Roma che frequentemente, negli ultimi anni, ha imposto tagli senza negoziare.

Fiducia. Ne ho sempre meno verso un processo decisionale che mi sembra sempre meno adatto a governare una società complessa.
Ho sempre meno voglia di parlare, sempre più dubbi, sempre meno certezze. Invece di diminuire col tempo, il mio disagio per questo contesto aumenta.
Un disagio nel metodo prima che nel merito.

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