Piccoli spunti per decidere meglio

alto adige(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 26 giugno 2015 col titolo “La Graziella e le leggi provinciali”)

La storia ha sempre premiato chi ha potuto giovarsi degli strumenti tecnici migliori. Purtroppo per qualche incomprensibile motivo non siamo abituati a considerare la legislazione come uno strumento tecnico che quindi richiede aggiornamenti e miglioramenti costanti. Ma invece è così. E ciò a cui assistiamo sempre più spesso è il ricorso alla quantità per supplire alla carenza di qualità.

Dunque: siccome non ci occupiamo di manutenzione e sviluppo delle leggi, per correre dietro alla velocità del mondo che queste devono disciplinare, se ne moltiplica a dismisura la quantità. Facendo un pessimo servizio a tutti. Il che è come se in una gara ciclistica qualcuno dovesse scalare lo Stelvio con la Graziella, solo perché la cultura della squadra è che tutto dipenda dalle gambe del ciclista e nulla dalla bicicletta.

L’Unione europea ha lanciato un ambizioso pacchetto di misure (chiamato “better regulation for better results” – il twitterismo sloganistico ha colpito anche lì) per affrontare il problema. Rendendosi perfettamente conto che una legislazione al passo coi tempi è precondizione per la competitività della società.

Molti sono i contenuti del pacchetto di proposte, che vanno ora discussi a livello europeo e dei singoli stati, operando una valutazione adeguata dell’impatto che le misure avrebbero, in particolare in termini di maggiori nuovi impegni per le amministrazioni, che è un problema non irrilevante.

Tuttavia, al di là del dettaglio, le linee di fondo che ispirano le soluzioni proposte sono di importanza strategica e difficilmente contestabile. La prima di tali linee riguarda l’apertura e la trasparenza: la partecipazione di diversi livelli di governo, di individui e portatori di interessi nella fase di formazione degli atti deve diventare un fattore strutturale della legislazione. Il che significa da un lato non considerare la partecipazione un contorno cosmetico necessario solo per far bella figura (come molti continuano a ritenerla), ma nemmeno delegare in bianco alla decisione popolare qualsiasi tematica rendendo inutile il processo di mediazione politica. E’ senza alcun dubbio la sfida del futuro, a cui tutti devono attrezzarsi. E ancora una volta c’è chi parte prima e chi non ne coglie l’importanza. Si prevedono tra l’altro tempi precisi per la consultazione dei vari attori nella fase di preparazione delle proposte, forme di valutazione permanente attraverso segnalazioni sul funzionamento delle diverse norme e obblighi di “tagliando” periodico alle varie norme.

La seconda linea portante è la semplificazione. Creazione di testi unici, predisposizione di note esplicative, utilizzo di un linguaggio giuridico coerente, ripulitura costante dei testi. Perché, come già affermava Montesquieu, le leggi inutili indeboliscono le leggi necessarie.

In Italia che si sta facendo? Poco sul piano nazionale, perché la bicicletta (la Graziella di cui sopra) ormai gira da sola, impazzita. Un Parlamento che produce almeno un paio di leggi alla settimana, inevitabilmente contorte perché ormai ogni legge va a toccarne decine di altre, non è in grado di migliorare la qualità della legislazione se prima non si ferma. Ma il vero legislatore, il Governo, è per mille motivi impossibilitato a rallentare, ed anzi accelera sempre più perché la quantità viene facilmente scambiata per qualità, per quanto non sia difficile constatare come anche così si aumenti la distanza tra produttori e fruitori di norme o, come usa dire, tra “istituzioni” e “cittadini”. Difficile ragionevolmente attendersi cambiamenti sostanziali.

Ma da noi, che ci riteniamo sempre i migliori, davvero non c’è bisogno di una bella manutenzione al processo legislativo? Non vi è dubbio che la nostra amministrazione sia complessivamente più efficiente di quella statale, ma può dirsi altrettanto del legislatore? Specie considerando che i nostri legislatori provinciali fanno – per fortuna – meno di un decimo delle leggi del Parlamento nazionale?

Se si riuscisse a dedicare del tempo alla riflessione che vada oltre la contingenza politica, si vedrebbe come tanti spunti possano trovarsi nella documentazione europea. O anche in ciò che provano a fare altre regioni: la previsione di un organismo di valutazione delle proposte di legge prima della loro approvazione potrebbe ad esempio ridurre la conflittualità con lo Stato, e le occasioni per la Corte costituzionale di ridurre l’ambito dell’autonomia in alcune materie. Mille sarebbero gli spunti che potrebbero trarsi dall’approfondimento di questi temi. E strutturali i benefici che potrebbero derivarne alla collettività.

Chissà che si possa iniziare a discuterne. Almeno negli ormai sempre più brevi intervalli tra un’emergenza politica e la successiva.

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