Il nuovo Senato e la bocciofila

alto adige(pubblicato sul quotidiano Alto Adige dell’11 agosto 2015 col titolo “La bocciofila e il nostro nuovo Senato”)

Il Parlamento dei record ne ha frantumato un altro. L’assemblea più giovane, più “rosa”, più istruita, più produttiva (mera valutazione quantitativa), più “fiduciosa” (nel senso del numero di voti di fiducia assai superiore ad ogni altra legislatura), ha sfondato anche il tetto di emendamenti ad un solo provvedimento. Oltre mezzo milione, alla riforma costituzionale. La minaccia è che diventino 6,5 milioni per l’aula.

Quando tutto diventa estremo, lo diviene anche l’ostruzionismo. D’altra parte, per quanto sgradevole, è forse l’unico modo per costringere il governo e la maggioranza (che non si sa bene quale sia, su questo testo, né se ci sia) a un dialogo che altrimenti non sembra avere alcuna intenzione di intavolare.

Da che mondo è mondo, ahimè, il fine giustifica i mezzi. E in materia di riforme costituzionali il dialogo è sia fine sia mezzo, perché riforme imposte a colpi di maggioranza contraddicono la natura stessa del processo costituzionale. La scusa che si debba comunque decidere e che in ogni caso alla fine ci sarà il referendum che sanerà qualunque eventuale forzatura maggioritaria può avere un senso nel procedimento legislativo ordinario, ma è pericolosissima in materia costituzionale. Valgano per tutti le parole scritte due mesi fa dalla Corte suprema degli Stati Uniti nella sentenza sui matrimoni omosessuali: “i diritti fondamentali non possono essere sottoposti a un voto e non dipendono dal risultato di nessuna elezione”.

Insomma, di fronte a una chiusura della maggioranza al dialogo si può capire un ostruzionismo testardo dell’opposizione.

Ma il punto è il dialogo su cosa. Su questo si rischia di naufragare, maggioranza e opposizione insieme. Il punto politico su cui tutto si è avvitato è l’elettività o meno del futuro senato. Una questione su cui lo scontro è ormai per slogan contrapposti: eliminazione delle indennità dei senatori da un lato e salvaguardia della democrazia dall’altro. Due sciocchezze dall’indubbia presa mediatica. Che i problemi della politica italiana si risolvano non pagando più i senatori è talmente risibile da non meritare inchiostro. Che però la loro elezione popolare sia l’unico modo per salvaguardare la democrazia parlamentare è altrettanto ridicolo.

Perché la questione dell’elezione è subordinata a quella delle funzioni. Cosa deve essere e cosa deve fare il nuovo senato? Se deve rappresentare i territori non è affatto necessario che i senatori siano eletti, ed anzi è più utile che essi siano ambasciatori delle rispettive regioni. Ma allora serve che le regioni mantengano poteri e funzioni, che la riforma si appresta invece a cancellare nell’indifferenza generale. Quindi rapporti con l’UE e potere di veto su tutte le materie di interesse regionale, a partire dal coordinamento della finanza pubblica. Per contro, se il senato deve avere funzioni politiche di contrappeso alla Camera (che sarà iper-maggioritaria con la nuova legge elettorale) allora andranno previsti la partecipazione alla legislazione in materie da sottrarre alla tirannia della maggioranza, come i diritti e le questioni etiche, oltre ai poteri ispettivi e di inchiesta. E in tal caso, in tutta evidenza, i senatori dovranno essere eletti.

Purtroppo invece si parte non dall’inizio ma dalla fine, e questo solo perché l’elettività o meno è un tema su cui più facilmente si mobilitano i numeri in parlamento. Il rischio è però che concentrando tutta l’attenzione su questo, si trascurino i profili più importanti, compresi quelli ritenuti più problematici dagli oppositori della riforma. Se la riforma rischia di accentrare il potere in capo al governo e di creare una democrazia leaderistica, basta forse l’elezione di un senato inutile per scongiurare il pericolo? Se il senato diventa una bocciofila o un dopolavoro, senza alcun potere reale (né territoriale né politico), non è certo la sua elezione diretta a conferirgli il ruolo di contrappeso. Resta un dopolavoro e basta.

E così sarà facile per il governo concedere un’elezione diretta camuffata per togliere terreno da sotto i piedi dell’opposizione. Basta il cosiddetto “listino”: doppie liste nelle elezioni regionali, una per i consiglieri semplici e una per i (consiglieri)senatori, che in quanto formalmente consiglieri sarebbero pagati dai consigli regionali. Così vincerebbero tutti: il governo che potrà dire che i senatori non sono più pagati dallo Stato (un successone!) e l’opposizione che venderà come gran vittoria l’elezione dei membri della bocciofila. Se sia la riforma che serve al Paese o se almeno sia in grado di funzionare sono, a quanto pare, domande politicamente mal poste…

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