“Metodo Boffo” per Francesco Palermo

L’attacco confezionato dal Dolomiten al senatore indipendente esprime un imbarbarimento del discorso pubblico, al quale occorre opporsi in modo deciso.
di Gabriele Di Luca, 2.11.2015
(articolo pubblicato su http://www.salto.bz/article/02112015/metodo-boffo-francesco-palermo)

La scorsa settimana l’asfittico discorso pubblico sudtirolese è stato agitato da una polemica apparentemente eclatante: ascoltato da un inviato molto speciale del quotidiano Dolomiten, il senatore Francesco Palermo avrebbe detto, nell’ambito di un convegno Osce tenutosi a Vienna, che ormai i tempi in cui si pensava che la sopravvivenza di piccoli gruppi etnici potesse essere garantita dalle autonomie regionali sono tramontati. Tanto per rendere l’idea, è come se Papa Francesco avesse affermato che pregare in silenzio è un’attività ormai inutile per mettersi in contatto con Dio e che da ora in avanti i fedeli dovrebbero usare piuttosto il Karaoke.

Palermo ha già smentito drasticamente quanto riportato dall’articolo del Dolomiten – per la cronaca, articolo redatto da un collaboratore occasionale, Heinz Gstrein, già noto per aver in passato paragonato i minareti alle svastiche –, eppure la vicenda merita di essere denunciata a livello più generale, perché in gioco qui non c’è soltanto la reputazione di studioso e di politico del senatore Palermo, ma la stessa possibilità (per nulla scontata) che sul tema dell’autonomia, delle sue prerogative e dei suoi sviluppi, si possa finalmente pervenire a un confronto redatto più sulle idee che sui soliti rancidi pregiudizi. Il fatto che il quotidiano più letto dai sudtirolesi ricorra ad una sorta di strumentale “metodo Boffo” per colpire chi avrebbe proprio i maggiori titoli per far decollare un simile confronto è, a dir poco, inquietante.

Grazie alle prime reazioni interessate a gettare benzina sul fuoco, intanto, possiamo capire che cosa si voleva colpire attaccando Palermo. In Sudtirolo esiste un ampio fronte conservatore che non vede di buon occhio il tentativo di riformare o aggiornare l’autonomia. Un fronte dichiaratamente anti-autonomistico che, all’occorrenza, si traveste però da compagine iper-autonomistica e dunque si pone alla costante ricerca di individuare il nemico più all’interno dell’esigua cerchia dei riformatori che in quella dei vecchi nazionalisti. Anche il presidente della provincia Arno Kompatscher rientra in questa cerchia e non è affatto escluso che l’attacco a Palermo sia stato confezionato per impartire un minaccioso “avvertimento”. Siccome dalle nostre parti siamo gente piuttosto educata, non occorre lasciare sulla soglia di casa la testa mozzata di un animale. Ma le dicerie sono spesso più efficaci del sangue, e comunque si lavano peggio.

Esiste allora un unico modo per opporsi all’imbarbarimento del discorso pubblico: continuare a testimoniare la nostra passione per il ragionamento non banalizzante e il libero scambio delle idee, provando così a riattivarli quando, come abbiamo visto accadere, qualcuno tenta di farli inceppare.

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