Cyberbullismo: il Senato “ri-approva”

 

Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo: la mia relazione in aula

Assemblea – Resoconto stenografico 26 gennaio 2017, 749a Seduta (antimeridiana)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1261-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell’articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. Il relatore, senatore Palermo, ha chiesto l’autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PALERMO, relatore. Signor Presidente, siamo tornati ad occuparci di un testo che – come ricorderete – ha già impegnato quest’Aula ormai circa un anno e mezzo fa: la prima approvazione, infatti, ha la data del 20 maggio 2015. Dopo l’approvazione del Senato, il testo è passato alla Camera, che ha apportato significative modifiche sulle quali poi mi soffermerò brevemente.

E ora torniamo a occuparci di questo testo, per provare a licenziarlo auspicabilmente in via definitiva – salvo, naturalmente, l’ulteriore necessario intervento della Camera – recuperando l’idea di fondo che aveva ispirato il primo testo che il Senato aveva approvato – lo ricordo – a larghissima maggioranza, quasi all’unanimità. Forti del grande sostegno, trasversale a tutti i Gruppi presenti in Senato, dopo una lunga discussione in Commissione abbiamo ritenuto necessario tornare sostanzialmente allo spirito e, in buona parte, anche al testo di quel provvedimento originario approvato dal Senato nel maggio 2015.

Il tema è – come sappiamo tutti – di un’importanza fondamentale. Basta aprire quotidianamente i giornali, purtroppo, per leggere di casi tragici che riguardano minori e non soltanto i più vulnerabili. E questo è un elemento nuovo, tutto sommato, dato proprio dalla pervasività degli strumenti informatici, che consentono di raggiungere pressoché tutti, e che, in presenza di situazioni di immaturità evolutiva, possono provocare danni gravissimi alla psiche, all’evoluzione, allo sviluppo armonico della personalità dei minori.

Di conseguenza, si pone la necessità assoluta di intervenire come legislatori, per delineare un quadro fondamentale all’interno del quale svolgere politiche educative che possano preferibilmente prevenire piuttosto che reprimere siffatti fenomeni.

Voglio ricordare – come ha già fatto la senatrice Ferrara in occasione della prima discussione del testo – che la sua iniziativa legislativa (che ha poi avuto un consenso amplissimo e trasversale) è nata anche dall’esperienza drammatica, che lei stessa ha vissuto in prima persona, di una sua allieva che ha subìto terribili atti di umiliazione tramite canali informatici, che hanno portato addirittura a esiti tragici. Questo caso, purtroppo, non è isolato, ma è stato seguito da moltissimi altri. Pertanto, sulla necessità di intervenire si concorda trasversalmente non solo in quest’Assemblea e nell’altro ramo del Parlamento, ma anche nella società tutta. Da parte della società viene al Parlamento una fortissima richiesta di approvare rapidamente un testo che possa servire a qualcosa.

Arriviamo così al punto fondamentale, che è chiedersi cosa, quanto e come possa fare una legge per rispondere a un’emergenza sociale che, evidentemente, non può essere combattuta e risolta miracolosamente con un tocco di bacchetta magica del legislatore: è necessario un intervento ampio che riguardi tutti i settori della società. Il legislatore, quindi, deve interrogarsi sullo strumento migliore da adottare ed è per questo, sostanzialmente, che abbiamo deciso di tornare all’impostazione originaria del testo, espungendo tutte le parti che la Camera ha inserito e che miravano a un intervento più repressivo delle condotte poste in atto attraverso la mobbizzazione e la bullizzazione della rete, puntando fortemente sul carattere educativo, preventivo e, laddove necessario, rieducativo delle misure che questo disegno di legge si appresta a porre in essere.

È un provvedimento non tecnicamente ma sostanzialmente quadro, nel senso che prevede una cornice all’interno della quale saranno altri soggetti a doversi muovere. Ed è questo che serve in un contesto di tal genere da parte del Parlamento, il quale deve creare le condizioni affinché, poi, gli attori sociali si mettano in rete e comincino a lavorare per elaborare politiche attive su questa materia.

Ora, fermo restando il consenso generalizzato rispetto alla necessità di intervenire sulla materia, ci sono non solo in questo ambito, ma anche in tanti altri – lo abbiamo notato anche nella nostra esperienza di legislatori – almeno due diverse scuole di pensiero su come farlo. C’è la scuola di pensiero, che potremmo chiamare repressiva e sanzionatoria, secondo cui comportamenti disdicevoli, anche se spesso, come accade tra gli adolescenti, posti in essere senza la dovuta consapevolezza della loro gravità, devono essere sanzionati e repressi affinché ciò che è accaduto non abbia a ripetersi. Tutta la materia penale in senso ampio è ispirata a un difficile equilibrio tra le esigenze repressive e quelle educative.

La seconda impostazione fondamentale, seguita fin dall’inizio dal disegno di legge, è quella educativa, basata sulla prevenzione, educazione, informazione e sulla diffusione della consapevolezza negli adolescenti e, poi, in tutto il sistema che ruota loro intorno della possibile gravità di determinati comportamenti troppo spesso assunti con grande leggerezza. Dal mio punto di vista, è questo l’aspetto fondamentale che spinge a ritornare a una logica educativa. A differenza delle fattispecie che normalmente soggiacciono alla repressione penale, in questi casi molto spesso non siamo in presenza dell’elemento oggettivo e in gran parte dei soggetti non vi è la percezione della gravità e dell’impatto che gli atti compiuti possono avere, anche portando – purtroppo – ai casi tragici che ho menzionato poco fa di suicidi o comportamenti assolutamente drammatici da parte degli adolescenti. Di conseguenza, un’impostazione basata sulla rieducazione, sulla formazione e sulla consapevolezza da parte dei soggetti coinvolti in questi fenomeni – tutto sommato, sono nuovi, così come lo sono gli strumenti attraverso i quali si canalizzano – non può riguardare la generalità dei soggetti, ma deve essere limitata ai minori per i quali la funzione educativa è principale, primaria e fondamentale e prevale su tutte le altre, soprattutto su quella repressiva.

Ecco quindi delineato il contorno concettuale all’interno del quale si colloca la proposta di lettura di nuovi emendamenti da parte del Senato. Vi sono la volontà e la consapevolezza di lavorare con materiale umano particolarmente sensibile come sono gli adolescenti e i minorenni, escludendo tutto l’aspetto penale e puntando invece tantissimo sull’aspetto educativo, limitando la descrizione della fattispecie al bullismo attraverso la rete, che è un altro punto particolarmente significativo.

Sono tantissimi gli episodi di bullismo e gran parte di essi, soprattutto quando commessi da adulti nei confronti di adulti, è già soggetta a possibile repressione penale. Un ulteriore inasprimento della normativa sanzionatoria relativa al bullismo in generale, anche quando esce dall’ambito strettamente limitato della scuola e dei minori, farebbe diventare la legge troppo ampia per essere realmente efficace. Ripeto: c’è già la sanzione penale per gran parte dei comportamenti di bullismo: quello che manca è un provvedimento mirato agli adolescenti in ambito scolastico.

Dopo profonde riflessioni, soprattutto all’interno della 1ª Commissione permanente, abbiamo deciso, con un consenso anche in questo caso molto ampio e trasversale, di ritornare – come dicevo prima – all’impostazione originaria: via gli elementi repressivi penali; via gli elementi relativi al bullismo in generale; ritorno al fenomeno scolastico educativo limitato ai minori e alle fattispecie di bullismo concentrate sulla rete, che sono – credetelo – già più che sufficienti anche in termini numerici.

Naturalmente, nel compiere l’operazione di ritornare all’impostazione originaria, sono stati salvati alcuni elementi migliorativi introdotti dalla Camera dei deputati, soprattutto per quanto concerne le campagne informative e i referenti scolastici che devono essere presenti in ogni scuola, allo scopo di rafforzare l’impostazione di fondo che avevamo seguito. Quindi, tutto ciò che migliora e rafforza il sistema preventivo scolastico è sicuramente benvenuto. E lo si è fatto perché – come dicevo – la repressione dei comportamenti tra adulti già esiste, sia quelli online, sia soprattutto per quanto riguarda il bullismo in generale.

Il fenomeno di per sé è poco adatto a un’efficace repressione. Parlando e confrontandoci con moltissimi operatori – penso soprattutto ai tribunali per i minorenni o alla polizia postale e a molti altri soggetti a vario titolo coinvolti in questo ambito – ci siamo resi conto dell’estrema velocità degli episodi in questione. Si pongono in essere con una rapidità straordinaria, feriscono con grande rapidità e la loro repressione, in via penale, anche laddove è possibile e laddove arrivasse poi a una conclusione positiva, si presenta sostanzialmente come tardiva e poco efficace.

Quindi, insistere sulla repressione (anche se spesso ci troviamo dinanzi a casi assolutamente drammatici e disgustosi che spingerebbero a pensare in prima battuta alla necessità di una repressione penale), avrebbe poco senso, sarebbe poco efficace e andrebbe a intasare ulteriormente il sistema giudiziario con una mole di fattispecie potenzialmente infinita. E ancora non sappiamo quante possano essere le fattispecie che evolvono con l’evolvere dei mezzi di comunicazione moderna. Sostanzialmente ciò non porterebbe al risultato sperato.

Un motivo altrettanto importante per il quale si è pensato di tornare all’idea originaria è l’efficacia stessa della legge: qui viene in discussione il nostro stesso ruolo di legislatori. La prima domanda che ci dovremmo sempre porre rispetto a un provvedimento legislativo che si approva è: come funziona, perché è fatto in un certo modo e non si poteva fare in un modo diverso. Ebbene, rispetto a questo fenomeno, che è – come dicevo – nuovo per molti aspetti, sicuramente un provvedimento funziona non soltanto perché il Parlamento lo approva come legge, ma questa normativa viene poi fatta vivere con la collaborazione di tutta una serie di soggetti che ruotano intorno al mondo giovanile e soprattutto dei social media: mi riferisco alla necessaria collaborazione in primis delle scuole, degli interessati, compresi i loro amici e l’ambito familiare, dei gestori dei siti – è molto importante per l’oscuramento e la rimozione dei contenuti – delle forze di polizia, e in particolare di quella postale.

Noi, come legislatori, se vogliamo operare in coscienza e approvare una legge che possa servire a qualcosa, abbiamo allora bisogno di mettere in moto un circolo virtuoso che consenta a tutti i soggetti di muoversi autonomamente all’interno del quadro delineato dalla legge, e non di prescrivere singoli comportamenti e possibili sanzioni attraverso la legge stessa, perché altrimenti così non si va molto avanti.

Mi premeva dire tutto questo per spiegare le ragioni di una scelta che è stata complessa, ben meditata e – mi fa piacere ricordarlo – ampiamente condivisa all’interno della Commissione e sono certo che lo sarà anche all’interno di quest’Assemblea.

Con questa idea e con questo messaggio ci accingiamo a riapprovare il disegno di legge in esame tornando allo spirito originario della nostra prima decisione di ormai un anno e mezzo fa e lo rimandiamo all’esame della Camera dei deputati – naturalmente non sappiamo quanto durerà questa legislatura – affinché compia ancora l’ultimo passo e possa trarre da questa ispirazione di fondo anche la volontà di condurre in porto un provvedimento che potrebbe essere una delle importanti eredità che questo Parlamento lascerà a chi verrà dopo.

Con l’occasione ringrazio tutti i colleghi, soprattutto quelli della 1a Commissione, nell’ambito della quale c’è stato sempre un atteggiamento fortemente collaborativo: peraltro, il tema non è politicamente divisivo e credo che ciò aiuti l’approvazione di una buona legge. Abbiamo dovuto lavorare parecchio per tornare a un testo che ci sembra francamente più che accettabile e che ora poniamo all’attenzione di quest’Assemblea con l’auspicio di un’approvazione altrettanto ampia, come lo è stata quella in prima lettura che abbiamo compiuto nel maggio 2015. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bernini. Congratulazioni).

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