Provocazione politica giuridicamente riuscita

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 16 ottobre 2019 con il titolo “Convivenza e polemiche politiche”)

L’Alto Adige, pardon, la Provincia di Bolzano, ha una scansione del tempo tutta sua. A cadenza regolare riemergono polemiche assurde, che mostrano tutti i nervi scoperti di una convivenza apparentemente ideale. Inoltre, alcuni suoi abitanti (che non sappiamo più bene come chiamare) vive nel passato, mitizzando ciò che non è mai stato. Sembra quasi che questo territorio abbia un calendario diverso. Il che, da un certo punto di vista, potrebbe essere considerata una grande conquista in termini di autonomia…

Battute a parte, la vicenda dell’emendamento alla legge europea della Provincia, approvato la scorsa settimana su proposta della Südtiroler Freiheit (STF) con i voti della SVP, che ha sostituito nella versione italiana il termine “Alto Adige” con “Provincia di Bolzano” (e relativi aggettivi) può essere l’occasione per un piccolo ripasso di diritto dell’autonomia speciale. Ad uso dei consiglieri provinciali (e dei cittadini che li eleggono) e dei media nazionali che si sono appassionati alla vicenda riportandola con una superficialità spaventosa.

Che si trattasse di una provocazione politica non occorre ribadirlo. Non è la prima, non sarà l’ultima, e non è stata certo la più stupida. Anzi, denota una buona conoscenza dei meccanismi statutari e regolamentari. Paradossalmente i consiglieri della STF mostrano di conoscere lo statuto e l’autonomia che vorrebbero superare meglio di molti di coloro che li vorrebbero difendere.

I consiglieri del gruppo linguistico italiano avrebbero potuto richiedere la votazione separata per gruppi linguistici, che avrebbe consentito di mettere un veto all’approvazione dell’emendamento e, se comunque approvato, di ricorrere alla Corte costituzionale. Ma la richiesta sarebbe dovuta arrivare dalla maggioranza dei consiglieri del gruppo italiano. Se non si è fatto è perché hanno prevalso ragioni di carattere politico: senza il sostegno dei consiglieri leghisti (che sono la metà degli 8 consiglieri italiani complessivi) la richiesta non si poteva avanzare. Però gli strumenti esisterebbero, e protestare dopo non averli attivati è un po’ troppo comodo.

Il governo di Roma, per bocca del Ministro per gli Affari Regionali, ha minacciato l’impugnazione della legge. Che la disposizione approvata sia palesemente incostituzionale non è però affatto certo. Il termine “provincia di Bolzano” non è scorretto ed ha rango costituzionale come “Alto Adige”. Cosa ci sia dietro è palese. Ma attaccare una norma sulla base dello spirito della costituzione o del principio di buona fede, per quanto possibile, è difficile. Perché è vero che i testi nelle due lingue devono essere uguali, ma come si può dimostrare che Alto Adige e Provincia di Bolzano non sono sinonimi? Quante volte nelle leggi le versioni nelle due lingue non sono perfettamente identiche, e non possono esserlo per ragioni di comprensibilità e scorrevolezza? Anzi, visto che in base allo statuto è la versione italiana a fare testo negli atti legislativi, l’erosione del lemma Alto Adige potrebbe indurre a ritenere che convenga togliere anche Südtirol. E magari qualche consigliere di lingua italiana potrebbe utilizzare questo escamotage in futuro, costringendo il Consiglio a votare a ripetizione contro la sostituzione del termine Südtirol. Quando si inizia, si rischia di non finire mai.

Infine, il come procedere. Dopo l’approvazione di un articolo, è molto difficile modificarlo, a meno di non abrogare subito la legge e riapprovarla nel nuovo testo, il che comunque costa tempo e brutte figure. Un modo potrebbe essere il ricorso alla disposizione del regolamento del Consiglio provinciale che consente all’Ufficio di Presidenza di “eliminare errori di forma, anche riguardanti la traduzione” in sede di redazione finale del testo. Ma ciò significherebbe derubricare la votazione a un errore di forma (difficile visto che vi è stato un apposito emendamento con relativo dibattito) e attribuire a un organo di maggioranza il potere di ribaltare un voto politico dell’assemblea. Sarebbe un precedente problematico e pericoloso.

In definitiva, la provocazione degli Ewiggestrigen (non esiste una traduzione letterale: forse nostalgici, ma non è lo stesso – come la mettiamo?) ha funzionato. Ha dimostrato soprattutto che se non prevalgono buona volontà e costante attenzione, anche i migliori meccanismi tecnici per la convivenza non funzionano. La vecchia idea della moratoria dei temi etnici è l’unica soluzione possibile. Ma anche per questa ci vogliono buona volontà e attenzione. Due elementi preziosi, che hanno un piccolo difetto: non provocano titoli ad effetto nei media e non portano voti.

 

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