La grazia e il peso della generosità

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 12 giugno 2021 con il titolo “Grazia, la via della generosità”)

La visita romana del Presidente austriaco Van der Bellen ha riportato d’attualità la questione della grazia ai tre superstiti condannati in via definitiva per gli attentati degli anni ’60 in Alto Adige – già il termine da usare per indicarli è controverso e mai neutrale, che si dica attivisti, combattenti per la libertà, bombaroli, terroristi.

Su queste colonne il tema è stato ottimamente affrontato da Paolo Mantovan, che dopo avere ricostruito le diverse vicende legate ai tre interessati, ritiene che la grazia possa forse essere concessa a chi l’ha chiesta per ragioni di salute, ma non certo a chi non abbia mai manifestato alcun pentimento ed abbia anzi rivendicato la correttezza delle scelte, almeno in quel periodo storico.

Va ricordato che la grazia è un potere essenzialmente presidenziale, nel quale il ruolo del governo è assai ridotto, come la Corte costituzionale ha avuto modo di specificare nel 2006 in occasione del caso Bompressi: la Corte accolse il ricorso del Presidente della Repubblica, che intendeva concedere la grazia, contro il Ministro della Giustizia, che rifiutava di controfirmare l’atto, dichiarando che il Ministro non può impedire la prosecuzione del procedimento opponendo una propria volontà a quella presidenziale.

La decisione insomma è tutta del Presidente della Repubblica. Così come è sua la valutazione delle motivazioni, che possono essere anche di tipo politico e non solo umanitario. Nel 2015 il Presidente Mattarella ha infatti concesso la grazia a due agenti dei servizi segreti statunitensi condannati per sequestro di persona (di sospetti terroristi, la cd. extraordinary rendition), che mai avevano fatto richiesta di grazia, per mere valutazioni politiche nei rapporti con gli Stati Uniti.

Nessuno può dunque sostituirsi alla valutazione, anche politica, del Presidente della Repubblica in quest’ambito. Neppure il Ministro della Giustizia, figurarsi il Consiglio provinciale di Bolzano, che ha (assai opportunamente) respinto un documento di voto volto ad invitare il Presidente della Repubblica a concedere “quanto prima” la grazia.

Ci si permetta tuttavia di segnalare due aspetti meritevoli di considerazione per ipotizzare una possibile via d’uscita alla questione. Il primo è di ordine generale e riguarda l’atteggiamento degli Stati nei confronti dei propri nemici interni. La prassi prevalente è di tipo repressivo, e ne abbiamo avuto innumerevoli esempi anche in tempi recenti. Ma guardando alle formule che hanno avuto più successo nell’accomodamento di conflitti legati a minoranze, si nota che si tratta di quelle basate su atti di generosità. Anche e soprattutto unilaterali. In cui la parte vincitrice allunga la mano verso la parte sconfitta, per appianare i conflitti e cercare un nuovo inizio. È stato il caso del Canada col Québec, della Svizzera dopo la guerra civile del 1848, in tempi più recenti anche dei sanguinosi e ancora non del tutto conclusi conflitti nel Paese Basco, in Irlanda del Nord, in Colombia. A ben vedere, e tenendo conto del contesto storico, è stato così anche per l’Alto Adige: dopo la guerra, quando grazie all’accordo internazionale si è comunque garantita la minoranza di lingua tedesca mentre altri gruppi germanofoni in varie parti d’Europa venivano umiliati, maltrattati, espulsi; e col secondo statuto, dove la lungimiranza dei protagonisti ha consentito un forte sviluppo dell’autonomia nonostante gli attentati e il clima prevalentemente favorevole al pugno di ferro. Che c’è stato nei confronti degli attentatori, ma non certo sul piano istituzionale. E ciò ha consentito il fiorire dell’autonomia. Forse un atto di generosità anche individuale, dopo tanti anni, potrebbe avere un ulteriore effetto pacificatore, e rappresentare un atto di forza, non di debolezza, di uno Stato che sa perdonare, mostrando che la violenza non può essere un modo di risolvere i conflitti.

Il secondo aspetto è una conseguenza del primo. Cosa ostacola ancora la concessione della grazia? Il problema non sono certo tre anziani. Neppure se non chiedono la grazia. Perché le loro azioni sono state sconfitte dalla storia. Il problema sono le probabili celebrazioni che alcune forze politiche inscenerebbero, presentando la grazia come una loro vittoria e riproponendo il tema nel dibattito politico. Lo si vede del resto dai manifesti celebrativi del sessantesimo anniversario della notte dei fuochi affissi in tutta la Provincia, e nelle mozioni presentate in Consiglio provinciale. A cui seguirebbero, inevitabili, le reazioni di una parte della politica italiana. Tutto il contrario di ciò che servirebbe. Allora una modesta proposta, per saggiare il grado di maturità di questa autonomia: la condizione politica per la grazia non sia la richiesta da parte degli interessati, ma il bando di tutte le possibili celebrazioni e finalmente la chiusura di un triste capitolo di storia.

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