I molteplici retropensieri dei contrari

BZ airport(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 14 giugno 2016)

La larga vittoria del no al referendum sul finanziamento pubblico dell’aeroporto si spiega con la convergenza di diverse motivazioni. E con i conseguenti comportamenti elettorali. Preliminarmente non va dimenticato che nonostante la partecipazione alle urne sia spesso direttamente proporzionale alla “concretezza” del tema, anche in questo caso oltre la metà degli aventi diritto non ha votato, analogamente al recente ballottaggio per le comunali. Il che dimostra, una volta di più, che ormai c’è una metà di popolazione ad ogni livello alla quale non interessa nulla della vita pubblica.

Tra coloro che hanno votato, ci sono diversi ordini di ragioni che hanno spinto verso il “no”. Il primo, anche in termini numerici, è la sindrome NIMBY (acronimo inglese che sta per “non nel mio cortile”). Praticamente ovunque in Bassa Atesina e Oltradige la stragrande maggioranza ha detto no temendo per l’impatto ambientale, il rumore, il valore delle abitazioni. Questioni sovrastimate ma comprensibili.

Il voto NIMBY esiste ovunque, specie in tema di infrastrutture, e probabilmente il suo pendant è stato il sì di molti albergatori delle valli ladine che guardavano al possibile profitto. Poi ci sono i no politici e quelli “a prescindere”. I primi sono i no utilizzati per contrastare la politica della maggioranza, o per dare uno schiaffo all’establishment. I no a prescindere sono di coloro i quali ritengono che ogni euro di denaro pubblico sia mal speso o vada comunque speso diversamente. Continue reading

L’aeroporto e il nostro futuro

BZ airport(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 20 settembre 2015 con il titolo “È il futuro che deve decollare”)

Sta lentamente “decollando” la discussione intorno all’aeroporto di Bolzano, in vista del probabile referendum sul tema. Finora i fronti si vanno coagulando intorno a due posizioni. Quella espressa dal mondo dell’economia, che sottolinea la ricaduta positiva dello scalo, e quella latamente ambientalista che vi vede l’errata perpetuazione di un modello di sviluppo che continua ad anteporre la velocità alla lentezza. A queste si aggiunge, immancabile, la posizione qualunquista di quelli che “i soldi andrebbero spesi diversamente”. A prescindere.

Ci sarà modo di tornare sui dati. A partire dai costi effettivi (ricordando tuttavia che le grosse somme sono state già spese per la struttura, mentre per il futuro si tratta di cifre irrisorie di partecipazione pubblica), fino all’impatto ambientale (inquina più un aeroporto funzionante o un’autostrada intasata?) e alle prevedibili ricadute turistiche ed economiche. Siccome però è facile prevedere uno scontro basato più su posizioni ideologiche che su dati reali, conviene provare ad anticipare alcune domande destinate purtroppo ad essere trascurate nel dibattito.

La prima è su cosa si dovrebbe eventualmente votare. Non già su “aeroporto sì o no”, ma sulla partecipazione economica della Provincia. Un no significherebbe un aeroporto non sussidiato, quindi probabilmente senza voli di linea. Sono pochi al mondo gli aeroporti che si mantengono interamente da soli, e Bolzano non sarà mai tra questi, ma la questione da porsi è il rapporto tra interesse pubblico per il territorio e contributo economico per soddisfarlo. Soprattutto, quale sarebbe l’alternativa? Collegamenti veloci con Innsbruck e Verona? Magari. E quanto costerebbe un treno per arrivarci in massimo un’ora (altrimenti a che serve)? E quanti anni di lavori servirebbero? E poi Innsbruck e Verona non sono hub, quindi si andrebbe fin lì per volare spesso con scali, come da Bolzano.

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