Convenzione e Consulta: gli aspetti trascurati

thinkstockphotos-505084919_grey(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del febbraio 2016 con il titolo “Analizziamo Convenzione e Consulta”)

Con l’approvazione in provincia di Trento della legge istitutiva della Consulta, ha definitivamente preso il via il complesso percorso destinato a condurre all’aggiornamento dello statuto di autonomia. Nella provincia di Bolzano è intanto iniziata la prima fase dei lavori della Convenzione, che prevede l’ascolto dei cittadini in assemblee pubbliche. I due organismi hanno composizione parzialmente diversa, ma si tratta comunque sempre di strumenti ausiliari dei Consigli, basati su una rappresentanza mista (politica, parti sociali, associazioni, esperti e società civile) e ispirati alla logica della democrazia partecipativa. Logica che consiste nell’aprire alle istanze esterne al circuito rappresentativo senza tuttavia sostituirsi a questo. Nel dibattito che si è finora (poco) sviluppato sul tema si sono trascurati alcuni elementi che hanno invece estrema rilevanza istituzionale e politica, e che conviene ricordare.

Primo. La scelta di processi partecipativi non era obbligatoria. Lo era e lo è la revisione statutaria, prevista non solo dalla riforma che potrebbe entrare in vigore in autunno, ma anche da quella in vigore dal 2001. Insomma, la riforma dello statuto non è un lusso, un divertissement intellettuale o un cavallo di Troia del centralismo, ma un obbligo costituzionale. Finora non si è fatta per il timore che il Parlamento ne approfittasse per stravolgere un’eventuale proposta proveniente dai territori. Un potere che tuttora ha, e che andrebbe a perdere con l’entrata in vigore della nuova riforma, che introduce l’intesa per la riforma statutaria. Da novembre in avanti il Parlamento potrà rigettare le proposte, ma non potrà imporre nulla in modo unilaterale. Certo, se il processo fosse iniziato anni fa, ora le province avrebbero qualcosa di organico su cui trattare a Roma, in una fase in cui si sta ottenendo tutto, mentre nella prossima legislatura, complici i nuovi rapporti di forza risultanti dalla riforma costituzionale (ininfluenza del Senato) e dalla legge elettorale (maggioranza garantita alla Camera) il peso politico delle due province autonome e dei suoi rappresentanti sarà sicuramente minore. Ma questa è ormai storia passata.

Continue reading

Autonomia: non basta il pareggio

Calcetto(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 24 ottobre 2015)

Immaginiamo una squadra di calcio ingiustamente accusata di ricevere favori arbitrali. Un’accusa fondata più sull’invidia che sulle prove, ma nella bolgia delle curve gli argomenti razionali contano poco. Immaginiamo che per legge venga sancito che quella squadra non può perdere, e il peggior risultato che può conseguire è lo 0-0. E immaginiamo che quella squadra inizi a inanellare una serie di pareggi a reti bianche e perda comunque il campionato. Di chi sarebbe la colpa?

Se, come ormai tutto lascia intendere, la riforma costituzionale sarà approvata in via definitiva dal Parlamento e se (qui qualche dubbio in più è legittimo) sarà confermata dal referendum del prossimo autunno, l’autonomia speciale del Trentino e dell’Alto Adige potrebbe trovarsi nella situazione di quella squadra. La clausola di salvaguardia, il cui testo è molto migliorato rispetto alla prima lettura dello scorso anno, dice sostanzialmente che è impossibile perdere. Perché introduce l’intesa per la modifica degli statuti, sia che l’iniziativa provenga dal centro, sia che provenga dal territorio. Nella inimmaginabile ipotesi che una riforma dello statuto venisse approvata unilateralmente dal Parlamento, basterebbe il no delle giunte provinciali per far finire nel vuoto la delibera legislativa, anche se approvata da oltre i 2/3 dei componenti del Parlamento. Parimenti, il Parlamento avrà, come ora, il potere di negare l’approvazione di una riforma statutaria se non la condivide, ma non avrà più il potere di stravolgerla e di imporre una decisione non concordata con le province. È lo 0-0 garantito per legge.

Ci sarà poi la possibilità di trasferire alle province, ancora in questa legislatura, un’importante competenza ancora mancante, quella in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Dopo la revisione dello statuto si potrà acquisire la competenza in materia di commercio con l’estero. Senza contare tutto ciò che di altro si potrà negoziare. Né le norme di attuazione che resteranno comunque in vigore e che hanno già trasferito importanti competenze in passato (per tutte l’energia) e che si accingono a delegare funzioni in tema di amministrazione della giustizia e altre materie delicate e fondamentali.

Continue reading