Il lavoro dei “saggi”. Un impulso alle riforme costituzionali?

fp 3-13I gruppi di lavoro incaricati dal Presidente della Repubblica di presentare proposte di soluzioni condivise per le riforme istituzionali e quelle economiche hanno concluso il proprio incarico. Per quanto riguarda in particolare l’assetto istituzionale, il documento, di 29 pagine, propone diversi interventi, da attuare con leggi di revisione costituzionale e con leggi ordinarie, oltre che con modifiche ai regolamenti parlamentari.
Le proposte dei cd. “saggi” riguardano l’intera seconda parte della Costituzione, soffermandosi in particolare sulla forma di governo (compresa la legge elettorale), sull’ordinamento giudiziario e sui rapporti tra Stato, Regioni ed Enti locali.
Alcune proposte appaiono ampiamente condivisibili e riflettono il dibattito politico e dottrinario degli ultimi anni, specie con riferimento al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo, al superamento del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una “Camera delle Regioni”, alla riduzione del numero dei parlamentari e alla riscrittura del riparto delle competenze tra Stato e Regioni. Altri punti, specie in tema di ordinamento giudiziario, sono più controversi, ed altri ancora, come ad es. in relazione alla legge elettorale, molto generici per lasciare spazio alla dialettica politica.
Difficile prevedere l’utilizzo che sarà concretamente fatto di questo documento, che non ha alcun valore vincolante. Tuttavia occorre segnalare almeno due aspetti.

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Tornare alla Costituzione

Foto ufficiale marzo 2010 2(“Alto Adige”, 4 marzo 2013)

Predire come finiranno le trattative per la formazione del prossimo governo è come voler leggere il futuro nei fondi di caffè. Al di là delle alchimie politiche, tuttavia, non vanno dimenticati i punti fermi posti dalla Costituzione. Il primo riguarda il ruolo del Presidente della Repubblica, opportunamente definito da alcuni come una fisarmonica: si chiude quando le forze politiche sono in grado di dare al Capo dello Stato soluzioni praticabili; si espande invece quando queste ultime si rivelano, come oggi, inconsistenti. Il Presidente, tra il resto, nomina un Governo vero e proprio (art. 93) e non si limita a designare solo un candidato alla guida dell’esecutivo che resta tale fino al voto del Parlamento. Mai come oggi vale per il Presidente la definizione che se ne diede in assemblea costituente di “grande regolatore del gioco costituzionale”. In altre parole, il Presidente può decidere in modo autonomo a chi affidare l’incarico e può farlo a prescindere dalle indicazioni dei partiti (e infatti le consultazioni non sono formalizzate in costituzione). Detto altrimenti: le scelte coraggiose, che difficilmente i partiti faranno, potrebbe farle il Capo dello Stato.

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