via buongiornosuedtirol.it: Da un semplice diritto delle minoranze ad un diritto delle differenze

Intervista di Claudio Calabrese

(…) “L’argomento che molti portano è fermo alle categorie del dopoguerra: ad alcuni va riconosciuto il diritto a misure positive (le minoranze “tradizionali”: si pensi da noi alla proporzionale, ai diritti linguistici, ecc. – ma ormai diffusamente anche per le minoranze di genere in certi ambiti: si pensi alle forme di promozione delle donne in diversi settori della vita pubblica ed economica); alle altre categorie di soggetti che reclamano un trattamento differenziato si applica invece l’uguaglianza formale, il solo principio di non discriminazione. Così si dice ad es. che non serve un’aggravante per reati contro gli omosessuali perché un reato è un reato indipendentemente dalla vittima.

Ma così si dimenticano due aspetti. Il primo è che in questo modo non si riconosce il fatto che alcuni comportamenti discriminatori sono posti in essere proprio con l’intento di colpire certe categorie di persone per loro specifiche caratteristiche (quindi: quando si picchiano gli omosessuali li si picchia perché omosessuali, non tanto per fare). Il secondo è che l’uguaglianza formale è l’uguaglianza della maggioranza, mai della minoranza: molte categorie di persone si trovano in posizioni svantaggiate a causa di specifiche caratteristiche, e ignorare questo aspetto significa condannare alla perpetuazione dei comportamenti discriminatori.”fp 2