L’inutilità di certe mozioni

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 15 luglio 2019)

Tra gli evergreen della provincia di Bolzano c’è la proposta di abolizione del Commissariato del Governo in Alto Adige. Non vi è legislatura in cui il tema non venga proposto in forma di mozione o ordine del giorno, e puntualmente ne nasce un dibattito dai toni sempre uguali. Anche in questa legislatura provinciale non potevano dunque mancare l’appassionante tema e il classico seguito di polemiche.

Il Commissariato del Governo è previsto in diverse disposizioni dello statuto che ne stabiliscono le funzioni. La sua abolizione richiede pertanto la revisione dello statuto, tra l’altro di parti significative, come il procedimento legislativo e la pubblica sicurezza. Parlarne in una mozione in Consiglio provinciale ha dunque un valore giuridico prossimo allo zero: significa impegnare la Giunta a farsi promotrice di una proposta di revisione dello statuto che vada in questa direzione. La sanzione per il mancato rispetto dell’impegno potrebbe essere la sfiducia alla Giunta da parte del Consiglio, come estrema conseguenza politica della non considerazione della volontà assebleare in un sistema parlamentare. Sulla disponibilità del Consiglio a compiere un passo di questo genere è lecito esprimere dei dubbi, avvalorati dai precedenti di analoghe mozioni rimaste inattuate senza conseguenza alcuna.

Una mozione che impegni la Giunta a modificare lo statuto di autonomia è di per sé una contraddizione, in quanto la proposta della Giunta andrebbe ripresentata al Consiglio, che dovrebbe approvarla in forma di iniziativa legislativa, concordarla col Consiglio provinciale di Trento, per ottenere poi una deliberazione del Consiglio regionale. Solo dopo questo lungo iter l’iniziativa arriverebbe in Parlamento, che dovrebbe approvarla con le maggioranze richieste per la revisione costituzionale. Dunque una mozione è di per sé inutile, perché se vi fosse davvero la volontà politica del Consiglio di proporre l’abolizione del Commissariato del Governo, basterebbe che il Consiglio approvasse un’iniziativa legislativa da trasmettere al Consiglio regionale, saltando il superfluo passaggio dell’impegno alla Giunta. Insomma sul piano giuridico si parla del nulla e il tempo impiegato per redigere, presentare, discutere e votare la mozione è tempo perso. Volendo scivolare nella retorica che ritiene sprecato il danaro speso per la democrazia, ci si potrebbe divertire a quantificare il costo dell’operazione.

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