Autonomia: non basta il pareggio

Calcetto(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 24 ottobre 2015)

Immaginiamo una squadra di calcio ingiustamente accusata di ricevere favori arbitrali. Un’accusa fondata più sull’invidia che sulle prove, ma nella bolgia delle curve gli argomenti razionali contano poco. Immaginiamo che per legge venga sancito che quella squadra non può perdere, e il peggior risultato che può conseguire è lo 0-0. E immaginiamo che quella squadra inizi a inanellare una serie di pareggi a reti bianche e perda comunque il campionato. Di chi sarebbe la colpa?

Se, come ormai tutto lascia intendere, la riforma costituzionale sarà approvata in via definitiva dal Parlamento e se (qui qualche dubbio in più è legittimo) sarà confermata dal referendum del prossimo autunno, l’autonomia speciale del Trentino e dell’Alto Adige potrebbe trovarsi nella situazione di quella squadra. La clausola di salvaguardia, il cui testo è molto migliorato rispetto alla prima lettura dello scorso anno, dice sostanzialmente che è impossibile perdere. Perché introduce l’intesa per la modifica degli statuti, sia che l’iniziativa provenga dal centro, sia che provenga dal territorio. Nella inimmaginabile ipotesi che una riforma dello statuto venisse approvata unilateralmente dal Parlamento, basterebbe il no delle giunte provinciali per far finire nel vuoto la delibera legislativa, anche se approvata da oltre i 2/3 dei componenti del Parlamento. Parimenti, il Parlamento avrà, come ora, il potere di negare l’approvazione di una riforma statutaria se non la condivide, ma non avrà più il potere di stravolgerla e di imporre una decisione non concordata con le province. È lo 0-0 garantito per legge.

Ci sarà poi la possibilità di trasferire alle province, ancora in questa legislatura, un’importante competenza ancora mancante, quella in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Dopo la revisione dello statuto si potrà acquisire la competenza in materia di commercio con l’estero. Senza contare tutto ciò che di altro si potrà negoziare. Né le norme di attuazione che resteranno comunque in vigore e che hanno già trasferito importanti competenze in passato (per tutte l’energia) e che si accingono a delegare funzioni in tema di amministrazione della giustizia e altre materie delicate e fondamentali.

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Convenzione: un treno da non perdere

alto adige(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 17 aprile 2015)

Messa un po’ in ombra nelle cronache politiche dalle imminenti elezioni comunali (purtroppo), arriva finalmente in approvazione in Consiglio provinciale la legge che istituisce la Convenzione per la riforma dello statuto di autonomia.

Come hanno opportunamente sottolineato i proponenti, ma anche alcuni rappresentanti di opposizione, il passaggio è di quelli storici. E come spesso accade, le innovazioni più significative partono in sordina, circondate da scarso entusiasmo e molti distinguo, e soprattutto sono poco notate. Di solito però, quando si diffonde l’informazione e la percezione della novità, questa diventa una moda e il carro si fa affollato. È normale e va bene così, anche perché questo carro è appositamente molto grande. Se non lo fosse non funzionerebbe.

Per spiegare perché si tratta di una svolta storica, iniziamo dai difetti (reali o potenziali) della legge. Il primo e principale difetto è la tempistica. Se fosse iniziato qualche anno fa, oggi il processo sarebbe concluso, e probabilmente approvato anche in sede romana, vista la fase certo difficile ma anche feconda per le istanze della (nostra) specialità. Chissà se e quanto continuerà. Poi è poco chiaro il collegamento col Trentino, peraltro necessario stante la dimensione regionale dello statuto. Altro aspetto potenzialmente critico riguarda la composizione dell’organo. I suoi 32 membri costituiscono un mix tra politica, società civile (“organizzata” e non) ed esperti: è il risultato di un compromesso, che poteva anche essere diverso e forse più coraggioso, ma è probabilmente quanto il tempo attuale è disposto a sperimentare. Quarto dubbio – quello su cui si concentrano le perplessità dei più – è l’opportunità di aprire un cantiere sull’autonomia quando il tema è poco popolare, sul piano nazionale e su quello interno, stanti il centralismo romano e la popolarità locale delle idee separatiste.

A ben vedere, sono tutti argomenti che valgono a sostenere la necessità del processo. Il tempo perduto non è una buona scusa per perderne dell’altro, né il fatto che Trento non sia ancora partita deve impedire di avviare il percorso. La composizione potrà suscitare perplessità ma mantiene il punto fondamentale: l’apertura della politica al contributo della società civile. Contributo istituzionalizzato, non quello degli incontri segreti, delle telefonate, delle cene, delle cordate, del “dietro le quinte”. L’importanza è evidente: la politica riconosce esplicitamente di non essere in grado di gestire da sola un processo di questa complessità, e chiede il sostegno dei saperi diffusi della società.

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Intervista su SALTO: Verso la Convenzione

A che punto è il delicato percorso di aggiornamento dello Statuto di Autonomia? Ampia intervista al senatore Francesco Palermo, anima della complessa operazione. (Luca Sticcotti)
Qual è lo stato dell’arte per quanto riguarda l’attesa Convenzione che dovrà riformare lo Statuto d’autonomia altoatesino?
La situazione attuale vede in sintesi la presenza di tre tavoli differenziati.
1) Il primo riguarda la trattativa finanziaria che sta procedendo di corsa e di fatto riguarda la giunta e Roma. Tutto sommato si tratta di una questione tecnica che interessa meno al cittadino comune. La questione è anche, politicamente, poco significativa: è ovvio che tutti hanno interesse ad ottenere da Roma il più possibile. Si tratta di un tavolo che praticamente si sta chiudendo, a quanto pare.
2) Poi c’è la questione, anche questa ‘veloce’ delle competenze della provincia, da ridefinirepiù nel dettaglio per cercare di parare i colpi dei continui conflitti di fronte alla corte costituzionale. Un esempio su tutti: l’urbanistica.
3) La Convenzione è in sostanza il terzo tavolo che prossimamente si occuperà di questioni che, tutto sommato, non coinvolgono Roma. Si tratterà di convivenza, scuola, modello di futuro. 

Regione e regole

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 21 gennaio 2014 col titolo “La Regione e le regole d’ingaggio”)

In occasione della formazione della nuova Giunta regionale si è riacceso il dibattito sul ruolo della Regione. Comunque la si pensi, si tratta di un tema non eludibile in vista della prospettata – e quanto mai necessaria – riforma dello statuto di autonomia.

Nel merito si registrano posizioni diverse e piuttosto polarizzate, in gran parte influenzate da complessi storici non ancora metabolizzati. Semplificando: per molti in Alto Adige la Regione è ancora legata al “los von Trient”, mentre in Trentino è vista come la cornice istituzionale di garanzia dell’autonomia, da preservare tanto più in un momento di attacchi alla specialità tanto forti quanto superficiali.

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