Crisi ucraina e limiti della politica

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 3 aprile 2014)

Il referendum con cui la Crimea ha dichiarato la propria volontà di aderire alla Federazione russa è illegittimo sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto ucraino. Tuttavia non può dimenticarsi che, dopo averle garantito – su pressione internazionale – un’ampia autonomia nei primi anni ’90, il governo di Kiev ha fatto pochissimi passi concreti per la penisola e per le popolazioni che vi sono stanziate, in particolare la minoranza tatara e altre più piccole come i caraimi e i crimciacchi.

Come spesso accade, ci si accorge di qualcosa quando la si è persa. Così, nei quindici giorni successivi al referendum, il nuovo governo ucraino ha assunto più provvedimenti di quanti ne siano stati adottati nei vent’anni precedenti. Tra questi, in particolare, il riconoscimento dei tatari come popolo indigeno, la ratifica della convenzione internazionale sui diritti collettivi dei popoli indigeni, il supporto per scuole e infrastrutture delle minoranze e altre misure. Tutte richieste da anni e mai concesse. E ora concesse ma destinate a rimanere inapplicate.

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Referendum e confini

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 17 marzo 2014 col titolo “Referendum e confini”)

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo.

Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda.

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