Das Bozner Abkommen: gut, aber erst noch zu erfüllen

Das Bozner Abkommen zwischen Land und Regierung ist eine wichtiger Schritt hin zur Normalisierung der Beziehungen zwischen Bozen und Rom. Es handelt sich um einen Rahmen, in den verschiedene und wichtige Inhalte eingespannt werden sollen, allen voran die schwierige Neudefinition der Finanzbeziehungen. Es wird deshalb auch – und vor allem – ein Test für einen notwendigerweise neuen Modus für die Entscheidungsfindung in unserem Land sein. “Gegenüber Rom ist es wichtig, kompakt aufzutreten, weil wir ein komplexes Land vertreten, das die eigenen Autonomie selbst definieren und entwickeln muss. Trotzdem, die Art wie der gemeinsame Standpunkt des Landes sich formiert muss tiefgreifend geändert werden, indem er inklusiver wird, auch auf Kosten von schnellen Entscheidungsfindungen, die nicht immer mit den Notwendigkeiten der Politik vereinbar sind.” Zum Beispiel ist es wichtig, dass das Abkommen den Ausbau der Landeskompetenzen in der Raumordnung und im Handel vorsieht – und in diesem Eine sie Änderungsanträge vorgelegt worden (und im Gesetzgebungsausschuss verteidigt worden, trotz einiger juridischer Probleme), aber es wäre schlimm, wenn diese Änderungsanträge mit punktuellem und spezifischen Inhalt als Ende eines zu beschreitenden Weges angesehen werden würden. Es braucht hingegen eine strukturelle Reform des Zuständigkeiten, die Zeit und Übereinkünfte benötigt. Das selbe gilt für die Toponomastik.

L’accordo di Bolzano: bene, ma tutto da scrivere

L’accordo di Bolzano tra la Provincia e il Governo è una tappa fondamentale verso la normalizzazione dei rapporti tra Bolzano e Roma. Si tratta di un contenitore nel quale dovranno confluire diversi  e importanti contenuti, a partire dalla difficile ridefinizione dei rapporti finanziari. Sarà però anche – e soprattutto –  un test per un necessario nuovo modo di assumere le decisioni nella nostra Provincia.  “Nei confronti di Roma è necessario agire compatti, perché rappresentiamo un territorio complesso che deve difendere e sviluppare la propria autonomia. Tuttavia, il modo in cui la posizione comune del territorio si forma deve profondamente cambiare, dovendo diventare più inclusiva, anche a costo di avere tempi di decisione che non sempre sono compatibili con le esigenze della politica”. Per esempio, è importante che l’accordo preveda l’aumento delle competenze provinciali in tema di urbanistica e commercio, e in questo senso sono stati presentati (e difesi in commissione, nonostante alcuni problemi giuridici) alcuni emendamenti, ma sarebbe grave se questi emendamenti di carattere puntuale e particolaristico fossero considerati la fine del percorso. Occorre invece una riforma strutturale delle competenze, che richiede tempo e concertazione. Lo stesso vale per la toponomastica.

“Decreto del fare”: Interviene Francesco Palermo

Francesco Palermo interviene in aula sul decreto “del fare”, evidenziando i punti critici sotto il profilo del metodo e della tecnica legislativa.  “Questo decreto è un eccellente esempio di come non dovrebbero essere scritte le leggi e della necessità di procedere a profonde riforme nel sistema decisionale”. Fare il legislatore è un grande onore ma anche una gran frustrazione quando ci si confronta con provvedimenti di questo tipo. Nonostante tutte le perplessità che questo metodo suscita dal punto di vista costituzionale, non vi sono provvedimenti alternativi e occorre sperare che le varie ed eterogenee misure contenute nel decreto aiutino davvero il Paese a ripartire.

I decreti “del lavoro” e “del fare” e la Convenzione per la riforma dello Statuto

Le Camere accelerano i tempi per convertire importanti decreti. “I decreti
‘lavoro’ e ‘fare’ contengono misure importanti e sono una scommessa per far
ripartire il paese. Da costituzionalista non posso non notare i diversi
aspetti problematici di questi testi, specie la mancanza di omogeneità per
materia. Tuttavia, come legislatore non basta evidenziare le lacune
tecniche, ma occorre assumersi la responsabilità delle scelte, e questi
provvedimenti provano, con tutti i loro limiti, a mettere in moto l’Italia.”
Francesco Palermo illustra inoltre il senso e il possibile funzionamento
della discussa Convenzione per la riforma dello statuto di autonomia: “Una
Convenzione composta da politici e rappresentanti della società civile aiuta
ad uscire dalle logiche dei numeri, ed a concentrarsi sulla sostanza.
Inoltre, sgrava l’assemblea elettiva dal lavoro sulle riforme, che
palesemente non è in grado di compiere. Infine, predispone una piattaforma
procedurale neutra, nella quale poi discutere le proposte. Prima viene il
come, poi il cosa. In vista della campagna elettorale per le provinciali, è
auspicabile che i partiti accolgano l’idea ma poi smettano di parlarne e si
impegnino a partire con questo progetto subito dopo le elezioni.”