Die Politik zwischen Vereinfachung und Komplikationen: Francesco Palermo antwortet

In dieser Woche hat sich Francesco Palermo im Senat vordergründig mit dem Wahlgesetz und dem Dekret für die sogenannte Rationalisierung der öffentlichen Verwaltung beschäftigt. Zum Wahlgesetz beginnt sich die Ausrichtung des Grundtextes herauszukristallisieren, über den diskutiert werden wird, aber falls dieser einige Probleme der aktuellen Regelung lösen kann, könnte er jedoch neue schaffen. Was das Dekret zur öffentlichen Verwaltung betrifft, ist die Absicht sicherlich sehr zu würdigen, aber die Maßnahme enthält, neben verschiedenen nützlichen Regelungen, auch einige äußerst problematische Aspekte. “Leider sind es vielleicht die Bezeichnungen, die Pech bringen, aber jedes Mal, wenn über Vereinfachungen und Rationalisierungen gesprochen wird, scheint das Ergebnis wahrlich genau das Gegenteil zu sein.” Was den Wahlkampf in Südtirol betrifft, so macht es das Wahlkampfklima immer schwieriger, die Besonnenheit in der Abarbeitung der Argumente überwiegen zu lassen. “Der beste Beitrag ist dazu ein bisschen Zurückhaltung, um es zu vermeiden, sich in zu stark emotionalisierte Themen zu verwickeln, und damit auch die ablehnende Haltung zu den Aktionen und Reaktionen zu diesen symbolischen Fragen zu zeigen, die dem Zusammenleben nicht helfen.”

Nomine e concezione della democrazia. Basta davvero poco

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 27 settembre 2013 “Quelle nomine che umiliano la democrazia”)

La scorsa settimana è andata in scena una prassi umiliante per il parlamento e la democrazia, passata però sotto silenzio. Forse perché i media erano distratti dalla vicenda di Berlusconi, le opposizioni dalla sterile protesta sulla riforma della costituzione e le maggioranze assuefatte da una prassi che si ritiene evidentemente normale.

Si è proceduto all’elezione dei componenti di nomina parlamentare dei Consigli di Presidenza della Giustizia Amministrativa, della Corte dei Conti e della Giustizia Tributaria. Come per l’omologo CSM (dove è previsto dalla costituzione) e per tante altre importanti cariche (incluse le autorità indipendenti), la legge prevede che alcuni componenti degli organismi di controllo siano eletti dal Parlamento. Il senso è facilmente comprensibile, perché la designazione parlamentare di almeno parte dei membri di organismi molto importanti ne garantisce il collegamento con la sovranità popolare. Sul senso e la funzionalità di questo collegamento potrebbe dubitarsi, e potrebbe – e forse dovrebbe – aprirsi un serio dibattito sul punto. Ma non è questa la sede.

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Nach der Sommerpause: Francesco Palermo über die Prioritäten der kommenden Monate

Trotz der Sommerpause in der zweiten Augusthälfte blieb die Politik “hinter den Kulissen” aktiv. Francesco Palermo hebt die Prioritäten der kommenden Monate hervor, sowohl auf staatlicher als auch auf lokaler Ebene. Ganz oben stehen mit Sicherheit die Reformen der Verfassung und des Wahlgesetzes. Auf lokaler Ebene geht es um die Einsetzung der Konvention für die Reform des Autonomiestatuts, die Normalisierung des Tonfalls in Fragen der Toponomastik und die Verhandlungen rund um die neuen Finanzbeziehungen zwischen Staat und Land. “Es ist notwendig, klare und erreichbare Ziele zu setzen, um sie Schritt für Schritt umsetzen zu können.”

Dopo la pausa estiva: Francesco Palermo sulle priorità nei prossimi mesi

Nonostante la pausa estiva della seconda metà di agosto, “dietro le quinte” la politica comunque non si è fermata. Francesco Palermo inquadra le priorità dei prossimi mesi, sia sul piano nazionale, sia su quello locale. Tra i primi rientra sicuramente il lavoro in tema di riforme costituzionali e sulla legge elettorale. In ambito locale ci sono l’istituzione della convenzione per la riforma dello statuto, l’abbassamento dei toni in tema di toponomastica e la negoziazione dei nuovi rapporti finanziari tra Stato e Provincia. “Occorre fissarsi obiettivi chiari e raggiungibili, per poterli perseguire passo dopo passo.”

 

L’innovazione sia anche istituzionale

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(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 2 settembre 2013 col titolo “L’innovazione deve toccare le istituzioni”)

Nella sempre difficile ricerca di un’identità condivisa, i nostri territori sembrano aver trovato nell’innovazione uno dei temi centrali per il futuro. È una scelta saggia e naturale: dopo aver conquistato un rapido sviluppo, la sfida è saper mantenere il livello di benessere attraverso una maggiore competitività dei territori, nella consapevolezza che chi resta indietro ora difficilmente riuscirà a recuperare in futuro il ritardo accumulato.

Negli ultimi anni vi sono state importanti accelerazioni su questa strada. Il Tirolo ha da tempo seguito la vicina Baviera sulla via della conciliazione tra tradizione e sviluppo, conquistando una posizione di avanguardia in Austria per i risultati in ricerca e innovazione. La Provincia di Trento ha puntato molto sull’università e i centri di ricerca, divenendo la regione italiana con maggiore investimento in ricerca. La Provincia di Bolzano è partita più tardi, anche per ragioni storiche e identitarie, ma ha compiuto dei passi che sarebbe sbagliato trascurare, pur essendo ancora complessivamente al di sotto degli standard dei propri vicini. La recente giornata del Tirolo celebrata ad Alpbach e dedicata all’innovazione ha visto i territori dell’Euregio assumere ulteriori importanti impegni per profilarsi in futuro come regioni votate all’innovazione. Molto lodevole appare anche l’iniziativa del festival dell’innovazione a Bolzano, che si sta rapidamente affermando come un punto di riferimento nel settore.

Se il terreno è finalmente diventato fertile, occorre approfittare per compiere un salto di qualità che possa mettere in cassaforte i progressi compiuti e soprattutto garantire che in futuro questi territori diventino punti di riferimento in Europa per l’innovazione e la ricerca. Non è tanto una questione di soldi: gli investimenti sono necessari e dovrebbero auspicabiulmente aumentare, ma fondamentale è prima di tutto un cambio di mentalità.

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La democrazia e i suoi limiti: il caso Egitto

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 27 agosto 2013 )

In Egitto sta andando in scena l’ennesima, tragica manifestazione di un conflitto permanente, quello tra la democrazia formale e i suoi limiti. Il punto di fondo è sempre lo stesso: quando il potere conquistato legittimamente diventa illegittimo, come si accerta questa degenerazione e chi ha il potere di farlo? Se un governo democraticamente eletto abusa del potere conferitogli ed instaura un regime non democratico è possibile o persino doveroso contrastarlo? E con quali mezzi? Quale legittimazione ha un potere non direttamente elettivo (nel caso egiziano l’esercito) di opporsi alla volontà della maggioranza, posto che questa sia stata espressa con elezioni libere e regolari, e non viziate da una legge elettorale distorsiva? Non avendo sempre risposte univoche, il mondo occidentale non riesce a reagire in modo adeguato alla crisi egiziana, e a molte altre prima di questa, dall’Algeria alla Thailandia, fino oggi (a parti invetrite) alla Siria.

La democrazia, si ricorda sempre, è il migliore dei sistemi possibili. Ma non ha, in sé, sufficienti anticorpi. Specie nei contesti in cui, per ragioni storiche, culturali, religiose o politiche, manchi una diffusa e radicata cultura della sua importanza. In altre parole, la democrazia elettiva funziona in tanto in quanto esista un consenso implicito nella società che ammette alla competizione per il potere solo forze che ne accettano i limiti strutturali, tra cui, in primis quello di non abusarne. Quindi, ad esempio, di non modificare con la sola forza dei numeri la legislazione elettorale per danneggiare gli avversari, di non sottoporre la giustizia al controllo della politica, e di non piegare le regole democratiche al primato di una ideologia o di una religione.

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Cinque mesi in Parlamento: un bilancio

Prima dell’inizio della pausa estiva, Francesco Palermo traccia un breve
bilancio di questi primi cinque mesi di attività parlamentare. “E’ stata
un’esperienza molto intensa e non semplice, anche a causa della particolare
situazione in cui si è venuto a trovare il Parlamento”. Tra gli aspetti
positivi di questa prima fase vi sono l’aver familiarizzato con il lavoro
parlamentare e con i nuovi colleghi, la presentazione di numerose
iniziative, molte delle quali coronate da successo, e il lavoro operativo,
soprattutto nelle commissioni. Gli aspetti negativi sono stati la
constatazione delle difficoltà di non far parte di partiti politici, le
grandi aspettative che i cittadini ripongono nella possibilità di operare
dei cambiamenti a fronte della lentezza e farraginosità del sistema, e i
ritmi di lavoro particolarmente pesanti. Per l’immediato futuro,
l’obiettivo è di intensificare anche il lavoro al di fuori del parlamento,
perché le decisioni non sono quasi mai assunte in sede parlamentare, e una
minore impazienza nei confronti degli obiettivi da raggiungere.

Fünf Monate Parlament: Eine Bilanz

Vor Beginn der Sommerpause zieht Francesco Palermo eine kurze Bilanz über diese ersten fünf Monate seiner parlamentarischen Tätigkeit. “Es war eine intensive und nicht ganz leichte Erfahrung, auch aufgrund der besonderen Situation, in der sich das Parlament wiederfindet.” Zu den positiven Aspekten dieser ersten Phase zählt die Aneignung der Kenntnisse der parlamentarischen Arbeit und das Kennenlernen der neuen Kollegen, die Erarbeitung zahlreicher Initiativen — viele von Erfolg gekrönt -, und die operative Tätigkeit, hauptsächlich in den Gesetzgebungsausschüssen. Zu den negativen Aspekten zählen die Erkenntnis, dass es mitunter schwer ist, keiner Partei anzugehören, die großen Erwartungen, die die Bürger darin setzen, dass es zu positiven Veränderungen kommt, wobei aber das System nur sehr langsam und holprig arbeitet, sowie der schwerfällige und belastende Arbeitsrythmus im Parlament. Für die nächste Zukunft sind es die ersten Ziele, die Arbeiten auch außerhalb des Parlaments zu intensivieren, sowie sich eine geringere Ungeduld gegenüber dem Erreichen der gesteckten Ziele anzueignen.

via associazione Luca Coscioni: “In Italia diritti tutelati solo sulla carta”

 

 

 

 

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(…) “Tuttavia, per quanto riguarda alcuni diritti, la situazione è molto peggiore, e in molti casi è sconfortante. Le ragioni alla base della scarsa attenzione a certi diritti sono tuttavia assai diverse tra loro. In qualche caso si tratta di motivi strutturali o persino infrastrutturali, come in tema di condizioni all’interno delle carceri, di irragionevole durata dei processi o di molti diritti di persone con disabilità. In altri casi le motivazioni sono prevalentemente di carattere culturale e ideologico: alcune tipologie di diritti fanno fatica ad essere assimilate, perché una loro tutela richiederebbe un salto culturale in larghi strati della popolazione e, di conseguenza, una rappresentanza politica diversa. E’ il caso, ad esempio , del mancato riconoscimento di diritti anche elementari ad alcuni gruppi (si pensi ai Rom, o ai migranti).” (read more)