Convivenza. Dagli occhiali al caleidoscopio?

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://salto.bz/article/06012015/convivenza-dagli-occhiali-al-caleidoscopio-0 il 6 gennaio 2015)

Che sta succedendo alle relazioni tra i gruppi? Davvero stanno aumentando distanza e incomunicabilità? O cambiano (quanto e come?) i fattori esterni e interni di identità e identificazione? Pregi e difetti della convivenza 2.0: note a margine di un dibattito.

Avrei voluto scrivere un breve resoconto dell’anno appena trascorso, raccontando alcuni episodi della vita parlamentare di questa legislatura “zip” (la chiamo così perché succedono cose che in periodi normali richiederebbero il triplo del tempo). Oppure una lista di propositi per il 2015, che si annuncia ancora più “zippato” e veloce degli anni scorsi. Poi ho letto alcuni interessanti contributi su Salto, tra cui la provocazione di Manfred Schullian, per il quale l’Italia più che di riforme avrebbe bisogno di un altro popolo (http://www.salto.bz/article/29122014/brauchen-wir-ein-neues-volk), e la lettera aperta sulla convivenza di Maurizio Ferrandi a Florian Kronbichler (http://www.salto.bz/article/31122014/caro-florian-ti-scrivo), e ho cambiato (momentaneamente) idea.

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Difendiamo l’Autonomia con Leggi Fatte Bene

Vicino Lontano 2014 - Dopo Babele. L'Europa e le Lingue(pubblicato sul quotidiano Corriere dell’Alto Adige del 22 maggio 2014)

Caro direttore,
com’era prevedibile, l’ottimo editoriale di domenica («La malattia del Sudtirolo. San Genesio non basta più») ha suscitato un acceso dibattito. L’aria (ancora) non manca, e l’autonomia è una straordinaria opportunità per tutti. Basti pensare a quanto sta accadendo nel resto d’Italia con la Tasi e il penoso spettacolo di dover pagare senza sapere quando, quanto e a chi.

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La Malattia del Sudtirolo. San Genesio non basta più. di Enrico Franco

Corriere dell'Alto Adige. domenica 18 maggio(articolo di Enrico Franco pubblicato sul quotidiano Corriere dell’Alto Adige del 18 maggio 2014)

Non so a voi, cari lettori, ma a me sempre più spesso manca l’aria quando giro per il nostro incantevole Alto Adige/ Südtirol. Provo un senso di oppressione quasi fisica, una sorte di sindrome claustrofobica. È vero, se faccio due passi a San Genesio guardando il panorama e svuotando la mente, subito mi riprendo, ma è soltanto un’illusoria boccata d’ossigeno. Appena mi fermo e sfoglio il giornale, infatti, quel maledetto nodo torna a stringermi la gola.
L’inquinamento che toglie il fiato non è atmosferico, bensì sociale e politico. A furia di preservare la «specialità» altoatesina, è stata costruita una gabbia troppo piccola per essere salubre. Il guaio è che — assillati dalla tutela dei gruppi linguistici — abbiamo perso di vista la necessità di assicurare i principi basilari per dare alla comunità un assetto pienamente democratico e rispettoso dei diritti dell’individuo.

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