La legge elettorale del Barone di Münchhausen

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://www.salto.bz/de/article/22012015/la-legge-elettorale-del-barone-di-muenchhausen il 22 gennaio 2015)

C’è un errore concettuale dietro alla legge elettorale – a questa come alle ultime che l’hanno preceduta. Per questo non può funzionare. Indipendentemente dai suoi contenuti.

Nei palazzi romani il tema del giorno – da molti giorni – è la legge elettorale. Questione noiosa e per addetti ai lavori? Dipende da come la si affronta. Purtroppo lo si fa generalmente male, sia nel dibattito politico sia nella sua riproposizione mediatica. Ed è l’approccio, più dei contenuti, a mostrare emblematicamente come il processo politico sia inceppato e non funzioni più.

È da Natale che il Senato è paralizzato per la legge elettorale. Il che sarebbe anche comprensibile data la delicatezza del tema, ma lo è assai meno se si considera che le decisioni non sono prese in Parlamento. Che diventa sempre più un Parlatoio.

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Politico chi?

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/20112014/politico-chi il 21 novembre 2014)

Un esercizio non solo semantico su un termine usato inconsapevolmente (ma speriamo non “all’insaputa”)

Essere definito “un politico” è un’offesa? L’altro giorno la senatrice Taverna (M5S) è stata in visita al problematico quartiere romano di Tor Sapienza, ed è stata apostrofata da alcuni “cittadini” (eh già…), che la accusavano di essere lì solo per farsi pubblicità – problema peraltro non risolvibile: chi va è accusato di speculare, chi non va di disinteresse, ma questa è un’altra storia. Ciò che ha fatto scalpore non sono state né la visita né gli insulti (ormai sono purtroppo normali entrambe le cose), ma la raffinata diatriba terminologica che si è sviluppata tra la senatrice ed alcuni manifestanti sulla definizione di “politico”. Il video ha fatto il giro del web (www.youtube.com/watch?v=deOwUgezF7I) e il punto saliente è quando qualcuno ha detto (traduciamo in semi-italiano) “qua nun vojamo politici” e la senatrice si è arrabbiata replicando “Io nun so’ un politico. Tu nun te poi permette de chiamarme politico”.

La cosa mi ha colpito. Anche perché, al netto del linguaggio, è una reazione che comprendo benissimo.

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Un vademecum impopolare

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/06112014/statistiche-parlamentari-un-vademecum-impopolare il 11 novembre 2014)

Openpolis pubblica le “pagelle” dei parlamentari, ampiamente riprese ma non spiegate dai giornali. Ecco cosa bisogna sapere per riuscire a leggerle.

Openpolis (www.openpolis.it) è un osservatorio della politica italiana che si occupa, tra il resto, di predisporre statistiche sui lavori parlamentari. Intento meritorio e utile, perché contribuisce alla trasparenza. Tuttavia, i numeri da soli dicono poco e lo dicono male. Vanno spiegati bene, per evitare che dati potenzialmente utili diventino strumenti populistici e demagogici. Il che può avvenire anche in buona fede, perché certe cose il “cittadino comune” non le conosce né le può sapere.

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