Autonomia d’esportazione?

statut_it(pubblicato su http://www.salto.bz/article/20022015/autonomia-desportazione il 20 febbraio 2015)

Mentre l’autonomia si difende sul piano interno, torna attuale la questione della sua esportabilità. Ecco cosa bisognerebbe considerare in merito.

Autonomia sotto assedio, autonomia provvisoria, ricerca di rassicurazioni dall’ancoraggio internazionale. Mai come in questa fase crescono le pressioni esterne e interne per un superamento o quanto meno un profondo aggiornamento dell’autonomia speciale. Esterne soprattutto da parte del legislatore nazionale, dalle regioni limitrofe, dalla dottrina, dal clima sociale e politico complessivo che continua a ribadire, non senza una buona dose di superficialità, il nostro status di privilegiati. Interne da parte di chi da queste pressioni trae slancio per il progetto separatista, ma anche da chi, con maggior realismo (almeno per ora) riconosce la necessità di riforme profonde all’assetto istituzionale – e anche queste richieste di riforma si ramificano a loro volta a seconda degli aspetti che si ritengono superati: le competenze per alcuni, le regole della convivenza per altri, il rapporto tra organi e livelli nella forma di governo provinciale e regionale per altri ancora.

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La grande normalizzazione

scheda(pubblicato su http://www.salto.bz/article/31012015/la-grande-normalizzazione il 31 gennaio 2015)

Basta un confronto aneddotico e soggettivo tra le ultime elezioni presidenziali per notare che in due anni è cambiato tutto.

Era il 17 aprile del 2013. Il parlamento più rinnovato della storia della repubblica era insediato da un mese, ma era incapace di esprimere una maggioranza. Al governo c’era ancora Monti. Molti parlamentari erano ancora senza ufficio, e le commissioni non insediate. Si vagava nei corridoi cercando di lavorare dove capitava. Sembrava che si sarebbe tornati a votare a brevissimo. Ma si era nel semestre bianco, gli ultimi mesi del mandato del Presidente della Repubblica uscente, e il parlamento non poteva essere sciolto. Il nodo passava dunque dall’elezione del nuovo Presidente, il quale avrebbe avuto il compito di sciogliere la crisi politica o di sciogliere le camere.

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La legge elettorale del Barone di Münchhausen

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://www.salto.bz/de/article/22012015/la-legge-elettorale-del-barone-di-muenchhausen il 22 gennaio 2015)

C’è un errore concettuale dietro alla legge elettorale – a questa come alle ultime che l’hanno preceduta. Per questo non può funzionare. Indipendentemente dai suoi contenuti.

Nei palazzi romani il tema del giorno – da molti giorni – è la legge elettorale. Questione noiosa e per addetti ai lavori? Dipende da come la si affronta. Purtroppo lo si fa generalmente male, sia nel dibattito politico sia nella sua riproposizione mediatica. Ed è l’approccio, più dei contenuti, a mostrare emblematicamente come il processo politico sia inceppato e non funzioni più.

È da Natale che il Senato è paralizzato per la legge elettorale. Il che sarebbe anche comprensibile data la delicatezza del tema, ma lo è assai meno se si considera che le decisioni non sono prese in Parlamento. Che diventa sempre più un Parlatoio.

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Convivenza. Dagli occhiali al caleidoscopio?

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://salto.bz/article/06012015/convivenza-dagli-occhiali-al-caleidoscopio-0 il 6 gennaio 2015)

Che sta succedendo alle relazioni tra i gruppi? Davvero stanno aumentando distanza e incomunicabilità? O cambiano (quanto e come?) i fattori esterni e interni di identità e identificazione? Pregi e difetti della convivenza 2.0: note a margine di un dibattito.

Avrei voluto scrivere un breve resoconto dell’anno appena trascorso, raccontando alcuni episodi della vita parlamentare di questa legislatura “zip” (la chiamo così perché succedono cose che in periodi normali richiederebbero il triplo del tempo). Oppure una lista di propositi per il 2015, che si annuncia ancora più “zippato” e veloce degli anni scorsi. Poi ho letto alcuni interessanti contributi su Salto, tra cui la provocazione di Manfred Schullian, per il quale l’Italia più che di riforme avrebbe bisogno di un altro popolo (http://www.salto.bz/article/29122014/brauchen-wir-ein-neues-volk), e la lettera aperta sulla convivenza di Maurizio Ferrandi a Florian Kronbichler (http://www.salto.bz/article/31122014/caro-florian-ti-scrivo), e ho cambiato (momentaneamente) idea.

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Politico chi?

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/20112014/politico-chi il 21 novembre 2014)

Un esercizio non solo semantico su un termine usato inconsapevolmente (ma speriamo non “all’insaputa”)

Essere definito “un politico” è un’offesa? L’altro giorno la senatrice Taverna (M5S) è stata in visita al problematico quartiere romano di Tor Sapienza, ed è stata apostrofata da alcuni “cittadini” (eh già…), che la accusavano di essere lì solo per farsi pubblicità – problema peraltro non risolvibile: chi va è accusato di speculare, chi non va di disinteresse, ma questa è un’altra storia. Ciò che ha fatto scalpore non sono state né la visita né gli insulti (ormai sono purtroppo normali entrambe le cose), ma la raffinata diatriba terminologica che si è sviluppata tra la senatrice ed alcuni manifestanti sulla definizione di “politico”. Il video ha fatto il giro del web (www.youtube.com/watch?v=deOwUgezF7I) e il punto saliente è quando qualcuno ha detto (traduciamo in semi-italiano) “qua nun vojamo politici” e la senatrice si è arrabbiata replicando “Io nun so’ un politico. Tu nun te poi permette de chiamarme politico”.

La cosa mi ha colpito. Anche perché, al netto del linguaggio, è una reazione che comprendo benissimo.

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via salto.bz: Francesco Palermo zum Rücktritt der PdL-Minister

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„Das eigentliche Problem in diesem Land ist, dass man nicht wirklich arbeiten und planen kann, die Regierungskrise die jetzt durch den Rücktritt der fünf PdL-Minister ausgelöst wurde, ist nur ein weiteres Symptom für die tiefe strukturelle Krise die in Italien herrscht“

–> Zum Beitrag auf salto.bz