Wenn die Menschen Engel wären…

cropped-leselampe-weit.jpg(veröffentlicht am http://salto.bz/article/02042015/wenn-die-menschen-engel-waeren am 2. April 2015)

Gesetz zur Bekämpfung der Korruption im Senat angenommen. Aber dies ist nicht genug und manchmal ist das Gesetz viel eher das Problem als dessen Lösung.

Am 1. April (und dies ist kein Aprilscherz) hat der Senat das lange erwarteteAntikorruptionsgesetz angenommen. Wenn auch die Abgeordnetenkammer das Gesetz verabschiedet, wäre dies eine wichtige Maßnahme, weil sie die italienische Strafgesetzgebung auf diesem Gebiet in eine Vorreiterrolle auf europäischer Ebene bringen würde. Und dies ist richtig so, weil Italien leider auch auf dem Gebiet der Korruptionsverbreitung eine Vorreiterrolle spielt.

Sicher ist es ein wichtiges Gesetz, und es ist richtig, dies zu betonen. Aber sind die triumphierenden Töne, die viele anstimmen, wirklich gerechtfertigt? Wird dieses Gesetz alleine reichen, um die Korruption zu bekämpfen?

Der Haken an der Sache ist, dass das Strafrecht erst eingreift, wenn das Phänomen, das es bekämpfen soll, bereits präsent ist, wenn etwas bereits festgestellt wurde. Natürlich ist dies nötig, aber den wahren Kampf bestreitet man durch Vorbeugung. Denn das wahre Problem entsteht zu einem früheren Zeitpunkt, und man muss sich überlegen, wie man genau da eingreifen und die Effizienz der zahlreichen, bisher getroffenen Maßnahmen überprüfen kann. Denn dem Gesetzgeber kann man sicher nicht vorwerfen, dass er nicht interveniert hätte. Wenn, dann kann man ihm vorwerfen, dass er zu viel interveniert hat.

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Politici e social networker

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://salto.bz/article/16032015/politici-e-social-networker il 16 marzo 2015)

La critica è il sale della democrazia. C’è una soglia oltre la quale rischia di produrre l’effetto opposto? Ossia di renderla insipida e immangiabile? Il rapporto perverso tra politica e rete.

Sono abbastanza giovane da ricorrere al web come fonte primaria di informazione e confronto: leggi e sentenze le leggo online e nelle banche dati, non nella gazzetta ufficiale, sono dotato di blog e profili twitter e facebook, carico le pubblicazioni su academia.edu e uso l’online banking. Ma sono abbastanza vecchio per leggere i libri senza kindle, usare i social network in modo molto parco e soprattutto vederli non solo come opportunità ma anche talvolta come fastidio. L’età informatica di mezzo ha degli svantaggi, ma anche il vantaggio di poter osservare due mondi con sufficiente distacco.

Da due anni sono senatore della Repubblica, e parte di questo lavoro consiste nell’informare e nell’informarsi di molte vicende legate a un territorio che rappresento ma nel quale, proprio per doverlo rappresentare, sono abbastanza poco. E così l’uso della rete come strumento di informazione e comunicazione diventa una necessità maggiore di quella che sentirei altrimenti.

Verso la comunicazione, specie quella politica, ho sempre avuto un (troppo facile) atteggiamento snobistico. Trovandomici talvolta in mezzo, ho dovuto necessariamente iniziare a ragionarci in modo più articolato, sforzarmi di capirne le dinamiche, passare dalla dimensione individuale a quella collettiva del singolo commento, elevare a sistema anche lo sfogo più banale. Fino a chiedermi se ci sia un nesso tra l’imbarbarimento del linguaggio politico e quello del linguaggio mediatico e social-mediatico e, se sì, se sia il medesimo rapporto che lega l’uovo e la gallina. Quale nasce prima?

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Autonomia d’esportazione?

statut_it(pubblicato su http://www.salto.bz/article/20022015/autonomia-desportazione il 20 febbraio 2015)

Mentre l’autonomia si difende sul piano interno, torna attuale la questione della sua esportabilità. Ecco cosa bisognerebbe considerare in merito.

Autonomia sotto assedio, autonomia provvisoria, ricerca di rassicurazioni dall’ancoraggio internazionale. Mai come in questa fase crescono le pressioni esterne e interne per un superamento o quanto meno un profondo aggiornamento dell’autonomia speciale. Esterne soprattutto da parte del legislatore nazionale, dalle regioni limitrofe, dalla dottrina, dal clima sociale e politico complessivo che continua a ribadire, non senza una buona dose di superficialità, il nostro status di privilegiati. Interne da parte di chi da queste pressioni trae slancio per il progetto separatista, ma anche da chi, con maggior realismo (almeno per ora) riconosce la necessità di riforme profonde all’assetto istituzionale – e anche queste richieste di riforma si ramificano a loro volta a seconda degli aspetti che si ritengono superati: le competenze per alcuni, le regole della convivenza per altri, il rapporto tra organi e livelli nella forma di governo provinciale e regionale per altri ancora.

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La legge elettorale del Barone di Münchhausen

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://www.salto.bz/de/article/22012015/la-legge-elettorale-del-barone-di-muenchhausen il 22 gennaio 2015)

C’è un errore concettuale dietro alla legge elettorale – a questa come alle ultime che l’hanno preceduta. Per questo non può funzionare. Indipendentemente dai suoi contenuti.

Nei palazzi romani il tema del giorno – da molti giorni – è la legge elettorale. Questione noiosa e per addetti ai lavori? Dipende da come la si affronta. Purtroppo lo si fa generalmente male, sia nel dibattito politico sia nella sua riproposizione mediatica. Ed è l’approccio, più dei contenuti, a mostrare emblematicamente come il processo politico sia inceppato e non funzioni più.

È da Natale che il Senato è paralizzato per la legge elettorale. Il che sarebbe anche comprensibile data la delicatezza del tema, ma lo è assai meno se si considera che le decisioni non sono prese in Parlamento. Che diventa sempre più un Parlatoio.

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Convivenza. Dagli occhiali al caleidoscopio?

cropped-leselampe-weit.jpg(pubblicato su http://salto.bz/article/06012015/convivenza-dagli-occhiali-al-caleidoscopio-0 il 6 gennaio 2015)

Che sta succedendo alle relazioni tra i gruppi? Davvero stanno aumentando distanza e incomunicabilità? O cambiano (quanto e come?) i fattori esterni e interni di identità e identificazione? Pregi e difetti della convivenza 2.0: note a margine di un dibattito.

Avrei voluto scrivere un breve resoconto dell’anno appena trascorso, raccontando alcuni episodi della vita parlamentare di questa legislatura “zip” (la chiamo così perché succedono cose che in periodi normali richiederebbero il triplo del tempo). Oppure una lista di propositi per il 2015, che si annuncia ancora più “zippato” e veloce degli anni scorsi. Poi ho letto alcuni interessanti contributi su Salto, tra cui la provocazione di Manfred Schullian, per il quale l’Italia più che di riforme avrebbe bisogno di un altro popolo (http://www.salto.bz/article/29122014/brauchen-wir-ein-neues-volk), e la lettera aperta sulla convivenza di Maurizio Ferrandi a Florian Kronbichler (http://www.salto.bz/article/31122014/caro-florian-ti-scrivo), e ho cambiato (momentaneamente) idea.

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Affari Rom-ani

images 3(pubblicato su http://www.salto.bz/article/10122014/affari-rom-ani il 10 dicembre 2014)

Lo scandalo del malaffare romano e i boss che si arricchiscono coi campi Rom. Un circolo vizioso apparentemente facile da rompere e invece così radicato. Anche nella testa delle persone.

Rimettere piede a Roma dopo che è stato scoperchiato il fetido letamaio del sottopotere nella capitale fa un effetto particolare. Sali sugli autobus e pensi che potrebbero essere stati comprati a prezzi maggiorati per tangenti varie. Vai in pizzeria e ti chiedi se sia una copertura per il riciclaggio di denaro sporco. Attraversi le periferie e constati come la speculazione sia riuscita a costruire tanta bruttezza a ridosso di tanta bellezza. Getti l’immondizia nel bidone e speri che non finisca in discariche abusive. Il bar dove qualche volta mi fermavo lungo la strada è chiuso, si dice perché il proprietario fosse amico del vecchio sindaco. Insomma, dove ci si volta ci si sente a disagio.

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Un vademecum impopolare

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/06112014/statistiche-parlamentari-un-vademecum-impopolare il 11 novembre 2014)

Openpolis pubblica le “pagelle” dei parlamentari, ampiamente riprese ma non spiegate dai giornali. Ecco cosa bisogna sapere per riuscire a leggerle.

Openpolis (www.openpolis.it) è un osservatorio della politica italiana che si occupa, tra il resto, di predisporre statistiche sui lavori parlamentari. Intento meritorio e utile, perché contribuisce alla trasparenza. Tuttavia, i numeri da soli dicono poco e lo dicono male. Vanno spiegati bene, per evitare che dati potenzialmente utili diventino strumenti populistici e demagogici. Il che può avvenire anche in buona fede, perché certe cose il “cittadino comune” non le conosce né le può sapere.

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Much ado about nothing. Or not?

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/30102014/much-ado-about-nothing-or-not il 30 ottobre 2014)

Un infelice obiter dictum del ministro Boschi suscita reazioni altrettanto infelici. Che fanno capire molte cose della comunicazione politica.

Il fatto: in una manifestazione di partito, il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento afferma di essere a favore di un superamento delle autonomie speciali. Applausi. Poi chiarisce che comunque la questione non è nei programmi del governo.

La reazione: nei nostri territori si solleva un vespaio. I media (alcuni più di altri) ne fanno un caso. I politici si attivano e fanno a gara a chi reagisce più efficacemente, ricordando pratiche da caserma che si pensavano estinte con la fine della leva obbligatoria, e invece si sono solo spostate sui mezzi di comunicazione: sms, telefonate al ministro e al suo capo (che non dovrebbe essere tale in base alla costituzione, ma ci curiamo ancora di questi dettagli?), forse anche al Presidente della Repubblica, al Papa e alla CIA. I meno dotati (di contatti) devono accontentarsi di esternare attraverso l’immancabile comunicato stampa.

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Via, via, via da queste sponde…

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/23102014/da-queste-sponde%20 il 23 ottobre 2014)

A poco servono le riforme senza un cambio di paradigma culturale. I tempi e gli inconvenienti di Roma in una giornata parlamentare di ordinaria disorganizzazione.

Chi è indipendentista vivendo e lavorando in Alto Adige o è guidato dall’ideologia o non conosce il mondo reale. Stando a Roma invece la tentazione viene… E così come in Alto Adige bisogna spesso sforzarsi per praticare la convivenza senza lasciarsi andare a opposti nazionalismi, a Roma bisogna imporsi di non farsi saltare i nervi e voler mandare a quel paese il Paese e la cultura che lo anima. Una cultura a volte divertente, ma che se non si è dell’umore giusto diventa tremendamente irritante. In Parlamento poi lo sforzo richiesto è molto maggiore.

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Fiducia chi?

(pubblicato su http://www.salto.bz/article/17102014/fiducia-chi il 17 ottobre 2014)

I cittadini osservano con stupore il rito stanco di quegli omini inutili che in Parlamento passano sotto una cabina mobile coperta da drappi di velluto.

Mentre si chiudeva l’accordo finanziario tra le Province autonome e lo Stato, il Senato votava l’ennesima fiducia al Governo.
La venticinquesima in otto mesi. Il 77% delle leggi approvate sotto il governo Renzi passa con un voto di fiducia.
Il governo Monti, finora detentore del record, si è fermato al 45%, e prima non si superava il 15%.

Dopo avere stravolto la logica, lo spirito e finanche il testo della costituzione, l’uso della fiducia diventa una filosofia politica: le cose si fanno come atto di fiducia nel Governo e nel suo leader. Indipendentemente dal merito, su cui si può concordare o meno, ma il punto non è più questo. È il metodo.

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