Statuto, cosa cambia dopo il “no”. di Mauro Marcantoni (Alto Adige, 20 dicembre 2016)

Analisi acuta della situazione attuale del processo di revisione dello statuto di autonomia dopo il referendum costituzionale. Condivisibile in toto.

Statuto, cosa cambia dopo il “no”. di Mauro Marcantoni.
Alto Adige, 20 dicembre 2016

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Convenzione, Palermo: “Occasione per innovare l’Alto Adige”

buch swLa mia intervista pubblicata sul sito http://www.altoadigeinnovazione.it/convenzione-palermo-occasione-per-innovare-lalto-adige/ il 15 gennaio 2016.

Gli abitanti della provincia di Bolzano, tutti, indipendentemente da luogo di nascita e appartenenze etniche, avranno, a partire dal prossimo sabato, la possibilità di partecipare al dibattito sul nuovo statuto di autonomia, grazie alla “fase di partecipazione civica della Convenzione”. Un’occasione importante per prendere parte alla costruzione del proprio futuro in una terra che troppo spesso guarda solo al passato. Per questo, nei giorni scorsi, il Senatore Francesco Palermo ha lanciato un appello invitando i cittadini a sfruttare questa occasione: “rimboccandosi le maniche e smettendo di limitarsi a brontolare seduti sul divano di casa o al bar”. La prima intervista su questa particolare “innovazione istituzionale” non poteva, quindi, partire che da lui.

Senatore Palermo, i lavori della “Convenzione” partono in un ambiente, non solo politico ma sopratutto locale, contraddistinto da disinteresse, sfiducia e ignoranza diffusa sulla questione “statuto”. Come si contrasta questa tendenza? 

“Ci sono solo due modi. Il primo è mettere a disposizione gli strumenti, il secondo è informare adeguatamente. La Convenzione è lo strumento, magari perfettibile ma di gran lunga il più avanzato che si sia mai sperimentato nella nostra Provincia (e oltre). L’informazione sta finalmente passando. Alla fine sarà anche una prova di maturità della società tutta. Diciamo che questo processo toglie un alibi a chi si limita a lamentarsi comodamente seduto in salotto”.

Lei ha scritto e ripetuto che “il vecchio statuto riflette una società che non c’è più”, a cosa si riferisce in particolare?

“In primo luogo al procedimento per la sua approvazione. Il secondo statuto è stato scritto da pochissime persone. Oggi un simile processo non sarebbe semplicemente più accettato, anche se è certo più facile se si lavora in pochi. In secondo luogo ai contenuti. Lo statuto richiede manutenzione, vedremo quanto ordinaria e quanto straordinaria. Certo il fatto che lo statuto non contempli l’esistenza dell’Unione europea né dell’Euroregione, e che abbia ancora la struttura di governo dello statuto del 1948 indica che limitarsi a un piccolo restyling sarebbe un’occasione mancata, anche se meglio di niente. Il punto è che quanto più una norma fondamentale come lo statuto si scolla dalla società che deve regolare, tanto più le decisioni si prendono al di fuori della cornice del diritto. E questo è pericoloso. Per questo cerco di ricordare sempre l’importanza di questo processo”.

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Precisazione – Richtigstellung

Foto FP giu 2014Mi dispiace che le mie dichiarazioni sull’aggiornamento dello statuto di autonomia siano state strumentalizzate per polemiche politiche. Da non politico guardo troppo al merito e forse troppo poco al resto, ma si è trattato di una affermazione banale: da giurista, mi sono limitato a constatare che sarebbe stato meglio adeguare lo statuto dopo la riforma costituzionale del 2001,come peraltro ho sempre scritto e affermato pubblicamente. Una ovvietà, senza alcun intento polemico.
So bene che le condizioni politiche per un adeguamento dello statuto dopo il 2001 non sono mai state particolarmente favorevoli, e che se non lo si è fatto non è certo stato in malafede ma per il bene della nostra terra. Vero è anche che le condizioni favorevoli non ci saranno mai, e che non è comunque un percorso facile. Lungi quindi da me polemizzare con la SVP o chiunque altro per quanto successo in passato.
Non mi interessa nemmeno recriminare, ma guardare avanti costruttivamente e recuperare il ritardo accumulato. Mi fa piacere che finalmente si stia diffondendo la consapevolezza di dover procedere a una riforma dello statuto e di doverlo fare in fretta. Questo è quello che conta. Le polemiche tra partiti e individui non mi interessano e non mi riguardano. Non mi ci faccio trascinare, anche perché mi è stato chiesto di candidare al Senato per agevolare la riforma costituzionale e statutaria, non certo per parlare di partiti e di persone.
Cerco di fare al meglio il mio lavoro e se delle dichiarazioni di merito vengono strumentalizzate per motivi politici la colpa è di chi lo fa. In ogni caso, se aiutano a sensibilizzare rispetto all’urgenza delle riforme, ben vengano anche queste polemiche. Io comunque non vi partecipo.

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Ich bedauere es sehr, dass meine Äußerungen zum Autonomiestatut für politische Polemiken instrumentalisiert wurden. Als Nicht-Politiker schaue ich vielleicht zu sehr auf den Kern des Ganzen und beachte dabei vielleicht viel zu wenig alles Drumherum. Meine Äußerung war aber eine einfache Feststellung: als Jurist habe ich mich darauf beschränkt anzumerken, dass man besser daran getan hätte, das Statut nach der Verfassungsreform von 2001 anzupassen, und ich hatte dies außerdem auch immer so geschrieben und geltend gemacht. Es war für mich eine banale Aussage, abseits von jeglicher Polemik.
Ich bin mir bewusst, dass die politischen Bedingungen für eine Anpassung des Statuts seit 2001 nie besonders günstig waren und dass die versäumte Anpassung keine böse Absicht war, sondern dass man sie zum Wohle unseres Landes noch nicht angegangen ist. Es stimmt aber auch, dass die Bedingungen nie günstig sein werden und dass es nie ein leichter Weg sein wird. Ich will also weder bei der SVP noch bei anderen für Polemiken wegen der gegangenen Wege in der Vergangenheit sorgen.
Ich will auch nicht klagen, sondern nach vorne blicken und mit konstruktiven Vorschlägen die angesammelte Verspätung aufholen. Er freut mich, dass man sich allseits der Notwendigkeit bewusst ist, das Statut schnellstmöglich abändern zu müssen. Dies ist genau das, was zählt. Die Polemiken zwischen den Parteien und einzelnen Akteuren interessieren und betreffen mich nicht. Ich lasse mich da nicht hineinziehen, auch weil ich damals gefragt wurde, für den Senat zu kandidieren, um bei den Reformen der Verfassung und des Statuts meinen Beitrag zu leisten, aber sicher nicht, um mich über Parteien und Personen zu äußern.
Ich versuche stets, meine Arbeit mit größter Gewissenhaftigkeit durchzuführen, und wenn meine Kernaussagen aus politischen Gründen instrumentalisiert werden, dann trifft die Schuld jene, die dies machen. Wenn die Polemiken aber dazu beitragen, für die Notwendigkeit der Reformen zu sensibilisieren, dann soll mir dies recht sein. Ich möchte mich allerdings nicht an den Polemiken beteiligen.

Francesco Palermo

Palermo «Statuto, avviamo la riforma»

(pubblicato sul quotidiano Corriere dell’Alto Adige dell’11 maggio 2014)

BOLZANO — Il senatore Francesco Palermo, nominato presidente della Commissione dei Sei, vuole dare vita ad una convenzione per la riforma dello Statuto in tempi molto brevi. «Tra un vitalizio e un vibratore — dice ironicamente -non si riesce ad avviare un dibattito. Ho ricevuto rassicurazioni che a breve dovremmo farcela. Quello che si dovrebbe capire è che difficilmente si ripeteranno condizioni così favorevoli come una riforma costituzionale portata avanti in un clima di grandi intese». Per Palermo, costituzionalista «indipendente» (senatore di Pd, Svp e centrosinistra) l’obiettivo rimane una riforma condivisa dell’autonomia «Il treno della riforma costituzionale nazionale sta passando, se non saliamo in corsa sarà molto difficile riconvocare il parlamento per modificare solo il nostro Statuto con una maggioranza qualificata).

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Regione e regole

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 21 gennaio 2014 col titolo “La Regione e le regole d’ingaggio”)

In occasione della formazione della nuova Giunta regionale si è riacceso il dibattito sul ruolo della Regione. Comunque la si pensi, si tratta di un tema non eludibile in vista della prospettata – e quanto mai necessaria – riforma dello statuto di autonomia.

Nel merito si registrano posizioni diverse e piuttosto polarizzate, in gran parte influenzate da complessi storici non ancora metabolizzati. Semplificando: per molti in Alto Adige la Regione è ancora legata al “los von Trient”, mentre in Trentino è vista come la cornice istituzionale di garanzia dell’autonomia, da preservare tanto più in un momento di attacchi alla specialità tanto forti quanto superficiali.

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