Come ti annullo i contrappesi (e il diritto all’aborto)

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 25 agosto 2018 con il titolo “Trump, come ti annullo i contrappesi”)

Una delle prossime battaglie di Trump sul fronte interno avrà ad oggetto l’aborto. A fine giugno la Corte Suprema ha pronunciato una sentenza assai controversa, in cui ha affermato (a maggioranza di 5 giudici contro 4) che uno Stato (in quel caso la California) non può costringere un centro per la salute riproduttiva a informare i pazienti sulla possibilità di abortire. Per i giudici la libertà di espressione deve includere anche la libertà di omettere qualcosa, perfino in tema di salute. La stessa Corte (ma non gli stessi giudici) che aveva riconosciuto risarcimenti milionari ai fumatori perché i produttori di sigarette non avevano scritto sui pacchetti che il fumo fa male, in tema di aborto ammette ora che in nome della libertà di informazione si possano non informare le donne della possibilità legale di abortire. La cosa fa ancora più impressione se si pensa che gli Stati Uniti sono pieni di cartelli che appaiono idioti (tipo “non gettarsi dal ponte”) perché dietro ad ogni cartello c’è una causa milionaria. La gente dev’essere avvertita delle possibili conseguenze di ogni azione, comprese le più ovvie. Ma evidentemente non in tema di aborto.

Pochi giorni dopo la sentenza è arrivata la prima nomina di Trump alla Corte Suprema. Ovviamente è un giudice antiabortista. Ma il punto non è (solo) il prevedibile attacco all’aborto, per quanto gravissimo. La questione riguarda anche la modalità della nomina e la sua inevitabile ricaduta sul modo di fare politica. Ed è il sintomo di qualcosa di ancora più serio.

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“Rechte haben keine Hautfarbe, Ethnie oder Geschlecht”

 

Eine historische Entscheidung des Obersten Gerichtshofes der Vereinigten Staaten markiert einen Meilenstein in Fragen der Bürgerrechte. Es handelt sich nicht gänzlich, wie von vielen Medien zusammengefasst, um eine “Freigabe für die Ehe zwischen Personen gleichen Geschlechts”, sondern sogar um etwas noch größeres: Den Fortschritt in der Kultur der Bürgerrechte. Rechte, die keine Hautfarbe, Ethnie oder Geschlecht kennen. Das Recht auf Heirat und eine Familie zu gründen – wenn es auch verschiedene Ausprägungen in den verschiedenen Rechtsordnungen erhalten mag – darf nie Gegenstand von Diskrimierung auf Grundlage des Geschlechts werden. Wegen der Wichtigkeit der Urteile des Obersten Gerichtshofes der Vereinigten Staaten im Rechtsvergleich handelt es sich um einen grundlegenden Abschnitt, der sich auch auf andere Länder auswirken wird.
Begnügen wir uns aber nicht nur mit den Zusammenfassungen in den Medien. Für alle, die Interesse und Geduld haben, anbei der komplette Text der Entscheidung.