Sull’Ungheria il rischio boomerang

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 25 settembre 2018)

Il 12 settembre il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione che attiva il procedimento nei confronti dell’Ungheria per accertare se questa abbia compiuto una violazione sistematica dei valori fondativi dell’Unione europea e se persista una minaccia allo Stato di diritto. È un passaggio assai significativo sotto il profilo politico, perché è la prima volta che il Parlamento europeo utilizza questo strumento. Soprattutto, il voto ha provocato una spaccatura all’interno del Partito popolare europeo (PPE), cui appartiene anche Fidesz, il partito del Primo ministro ungherese Orbán. La maggioranza dei parlamentari del PPE ha votato a favore della risoluzione e dunque contro Fidesz, consentendo il raggiungimento dei due terzi dei voti necessari per l’approvazione. È prevalsa dunque, seppur con fatica, la “linea Merkel” sulla “linea Orbán”.

Paradossalmente, però, un voto che vuole essere una reazione d’orgoglio e una dimostrazione di forza del Parlamento europeo contro l’erosione sovranista del ruolo dell’Unione in corso da qualche anno, rischia di trasformarsi in una prova di debolezza.

Innanzitutto le modalità di espressione del voto, e in particolare il computo delle astensioni (28 nel campo del PPE), sono state oggetto di contestazione e potrebbero essere impugnate davanti alla Corte di Giustizia. Un fantastico assist alle torie complottiste non a caso sostenute da Orbán nel suo discorso al parlamento europeo subito prima del voto.

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Intervista: “Regioni – Bruxelles: pro e contro la politica glocal.”

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Lobbying in Europa – Francesco Palermo ci spiega i limiti dell’attivismo regionale (intervista a Francesco Palermo a cura di Camilla Doninelli pubblicata il 16/05/2016 su www.lindro.it/regioni-interessi-bruxelles-pro-politica-glocal)

Qual è il limite oltre il quale le Regioni devono sottostare alle decisioni del Governo nazionale? Sembrerebbe una domanda retorica, abbiamo la nostra Costituzione e l’attività internazionale, o meglio la capacità di stipulare accordi da parte delle Regioni, è stabilita dall’art. 117. Certo è che il limite invalicabile è proprio la politica estera a tutto tondo. Ma il caso del Veneto, il cui Consiglio regionale domani sarà chiamato a votare una risoluzione perché «la Regione del Veneto promuova la costituzione di un comitato contro le sanzioni alla Federazione russa, per il riconoscimento del diritto di autodeterminazione della Crimea e per la difesa delle nostre produzioni»,  risulta interessante, soprattutto in un mondo dove il globale ed il locale possono essere visti come i due lati della stessa medaglia, e alcune volte, invece, possono essere in contrapposizione. Il micro nella sua relazione/opposizione con il macro. Dove il micro sono gli interessi regionali e il macro è la linea politica nazionale.

“C’è una distinzione fondamentale, che non tutti fanno, nella prassi tra politica estera delle Regioni  e le attività internazionali di queste. Le Regioni possono avere delle attività internazionali, ma il limite è proprio quello della politica estera. Non possono portare avanti delle azioni in contrasto con gli indirizzi politici del Governo nazionale. La situazione va avanti così dagli anni ’70. Che cosa sia politica estera e cosa sia un indirizzo politico del Governo è suscettibile di interpretazioni, ma la sostanza è che le Regioni possono fare quasi tutto con il consenso del Governo e quasi niente senza il consenso di quest’ultimo. E’ chiaro che molto spesso, anche per delinearsi politicamente, non è un caso che spesso queste iniziative vengano da Regioni che sono governate da una maggioranza diversa da quella del Governo nazionale (come nel passato), cercano di affermare una propria soggettività internazionale anche attraverso varie attività che vengono portate avanti”.  Francesco Palermo, Senatore del Gruppo Per le Autonomie, eletto nel Collegio Bolzano e Bassa Atesina, e professore di diritto costituzionale comparato all’Università di Verona, sa bene cosa possono o non possono fare le Regioni, visto che è anche direttore dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo dell’Accademia europea di Bolzano. Proprio per questo motivo lo abbiamo interpellato per capire  fino a dove si può alzare l’asticella della concorrenza leale e legale tra Stato e Regioni.

Lobbying delle Regioni direttamente a Bruxelles, come si muovono?

Le Regioni hanno tutte, nei confronti dell’Unione Europea, una rappresentanza e hanno diverse funzioni. Anche lì è una decisione di come utilizzarle, se più o meno in versione politica. La funzione principale è quella di fare il raccordo, informazioni, anche lobbying per le questioni di  loro interesse (come ad esempio il settore dell’agricoltura). Ci sono una serie di canali informali che si utilizzano. Ci sono delle Regioni che sono molto potenti a Bruxelles.

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Centralismo e secessione. Importante opinione del Comitato delle Regioni dell’UE

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In un’articolata opinione dello scorso 12 aprile, il Comitato delle Regioni dell’Unione europea ha preso posizione su due importanti aspetti relativi ai rapporti tra Stati e enti substatali.
Il primo tema ha attirato la maggiore attenzione mediatica, ma nel merito si limita semplicemente a ribadire posizioni ampiamente acquisite nel diritto internazionale e dell’Unione europea: il Comitato ha infatti ricordato che questioni riguardanti eventuali richieste di indipendenza di alcuni territori vanno risolte nel diritto interno di ciascuno Stato membro e che eventuali nuovi Stati che dovessero nascere non sarebbero automaticamente ammessi all’Unione europea ma dovrebbero passare attraverso il normale procedimento di ammissione.
Più significativa appare invece la posizione assunta dal Comitato delle Regioni in relazione alle tendenze centralizzatrici che si sono registrate negli ultimi anni in diversi Stati membri. Il Comitato rileva con preoccupazione come in molti Paesi le difficoltà economiche abbiano comportato un accentramento di poteri e di controlli da parte degli Stati centrali, quasi a voler indicare che il decentramento è sinonimo di costi. Molto opportunamente, il Comitato ricorda invece che le Regioni sono non il problema ma la soluzione alla crisi economica, e che l’autonomia è di regola motore di sviluppo.
I pareri del Comitato delle Regioni non sono vincolanti, ma hanno, specie in queste materie, un forte significato politico e interpretativo.

Sintesi del documento in: http://cor.europa.eu/it/news/pr/Pages/regional-independence-movements-state-matters.aspx

Documento completo in: http://www.toad.cor.europa.eu/ViewDoc.aspx?doc=cdr%5ccivex-v%5cdossiers%5ccivex-v-034%5cEN%5cCDR2214-2012_00_00_TRA_PAC_EN.doc&docid=2901535