“I diritti non hanno colore, etnia o sesso”

seal usscUna storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti pone una pietra miliare in tema di diritti civili. Non si tratta del tutto, come sintetizzato da molta stampa, di un “via libera ai matrimoni tra persone dello stesso sesso”, ma persino di qualcosa di più grande: il progresso nella cultura dei diritti. Che non hanno colore, etnia o sesso. Il diritto a sposarsi e a formare una famiglia, per quanto possa trovare diverse declinazioni nei diversi ordinamenti, non può formare oggetto di discriminazione in base al genere. Per l’importanza comparativa delle sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, si tratta di un passaggio fondamentale che avrà ricadute anche in altri Paesi.
Non accontentiamoci però delle sintesi di stampa. Per chi ha interesse e pazienza, ecco il testo completo della decisione.

Per le donne una legge come un bulldozer

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 19 giugno 2013)

Quello della cronica sotto-rappresentanza delle donne in svariati settori e in generale nei ruoli apicali e decisionali è un problema annoso, per il quale la quantità di parole spese è inversamente proporzionale a quella dei progressi compiuti. Tra i tanti colpevoli della situazione, almeno uno parrebbe, a prima vista, da scagionare: il legislatore. Nell’ultimo decennio sono stati approvati in Italia (a livello centrale e regionale) e in Europa numerosi provvedimenti che hanno affrontato la questione, mettendo in campo diversi strumenti promozionali.

Diversi strumenti promozionali in diversi settori, dal lavoro all’economia, dalla pubblica amministrazione alla rappresentanza politica. Eppure, nonostante alcuni significativi passi in avanti, il problema persiste.

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