Affari Rom-ani

images 3(pubblicato su http://www.salto.bz/article/10122014/affari-rom-ani il 10 dicembre 2014)

Lo scandalo del malaffare romano e i boss che si arricchiscono coi campi Rom. Un circolo vizioso apparentemente facile da rompere e invece così radicato. Anche nella testa delle persone.

Rimettere piede a Roma dopo che è stato scoperchiato il fetido letamaio del sottopotere nella capitale fa un effetto particolare. Sali sugli autobus e pensi che potrebbero essere stati comprati a prezzi maggiorati per tangenti varie. Vai in pizzeria e ti chiedi se sia una copertura per il riciclaggio di denaro sporco. Attraversi le periferie e constati come la speculazione sia riuscita a costruire tanta bruttezza a ridosso di tanta bellezza. Getti l’immondizia nel bidone e speri che non finisca in discariche abusive. Il bar dove qualche volta mi fermavo lungo la strada è chiuso, si dice perché il proprietario fosse amico del vecchio sindaco. Insomma, dove ci si volta ci si sente a disagio.

Ma ancor più che scoprire schifezze ignote fa specie avere conferma di quelle note. Le intercettazioni e le indagini fin qui svolte hanno dimostrato che quel gruppo di gentiluomini si arricchiva, tra l’altro, attraverso la gestione dei campi Rom. Così dimostrando in modo palese quanto infondata e capziosa sia la litania che ci viene propinata da chi cavalca il disagio verso il diverso, secondo cui Stato e comuni spendono un sacco di soldi “per Rom e immigrati”. Vero, ma questi soldi non vanno certo a queste categorie di persone, bensì a chi sulla segregazione lucra e specula.

Il solo comune di Roma spende 24 milioni di euro all’anno per i campi Rom. Sette campi regolari e tre centri di raccolta, cui si aggiungono 8 campi “tollerati” (dove il comune paga l’allacciamento ad alcune forniture) e ben 186 insediamenti abusivi, ovviamente non coperti da fondi pubblici. Con questi soldi si risolverebbe in meno di tre anni la cd. “emergenza abitativa”, e tutti gli 8.000 Rom della capitale avrebbero un appartamento di edilizia abitativa agevolata. Se si fosse iniziato ai tempi della cd. “emergenza Rom”, nel 2008, con la metà dei soldi spesi finora il problema sarebbe completamente risolto. E non va dimenticato che si sta parlando di numeri molto piccoli: in tutta Italia tra Rom, Sinti e Camminanti – italiani, stranieri comunitari o extracomunitari, o apolidi che siano – si parla di massimo 180.000 persone. Tanto per dire, la Spagna, con una popolazione molto inferiore alla nostra, ne ospita 800.000, e non ci sono campi. Possibile che tutti i Rom delinquenti e renitenti all’integrazione siano concentrati in Italia? O forse il problema deriva anche e soprattutto dalle politiche sinora seguite e dagli interessi di chi su queste politiche specula e lucra?

Mutatis mutandis, queste dinamiche le abbiamo già viste in tanti settori: politiche miopi e costose che arricchiscono il malaffare. Non è (stato) lo stesso con la Cassa per il Mezzogiorno? Miliardi di contributi che hanno arricchito le mafie e impoverito il territorio che dovevano aiutare. O la lotta alle droghe? Ed eccoci di nuovo: 24 milioni di euro all’anno solo per Roma sono un sacco di soldi. Eppure il problema cresce anziché diminuire. Dove vanno questi soldi? Non certo nelle tasche dei Rom, come spesso si vuole far credere. Ma a cooperative che gestiscono i campi, li sorvegliano, li chiudono come galere, solo più sporche, promiscue e abbandonate. Oppure vengono impiegati in operazioni di sgombero, che hanno il solo effetto di spostare gruppi di persone da un campo abusivo a un altro senza risolvere nulla. Sono soldi investiti nella creazione di strutture segregate e nel foraggiamento di coloro che le gestiscono. Soldi spesi per creare bombe di delinquenza, incubatori di malattie, sacche di degrado sociale. Vivere in quei campi genera malvivenza: chi è costretto a vivere in quelle condizioni (vedere per credere) e non diventa un criminale è un santo. Una settimana lì dentro e anche un Lord inglese diventerebbe un borseggiatore o un accattone. Quei campi sono una profezia che si auto-avvera: vi si rinchiudono persone che la società non vuole vedere, e si generano criminali, così perpetuando la convinzione di doverli segregare. E la spirale peggiora di giorno in giorno.

E ora è chiaro a tutti anche il motivo, peraltro già noto a chi questi fenomeni li studia e li conosce: qualcuno ci guadagna. E tanto. Così come ci guadagnano i trafficanti di esseri umani che sbarcano sulle nostre coste migliaia di disperati, catapultandoli in un contesto in cui la legge impedisce loro di inserirsi. Con l’unico effetto non di respingerli, ma di spingerli alla criminalità. E arricchendo chi ne fa un mercato. Questione di domanda e di offerta: quanto più si alzano barriere, tanto più sale il prezzo e si arricchiscono i trafficanti, senza impedire in alcun modo l’afflusso (chi vuole si legga il bel libro recentemente pubblicato da Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci, Confessioni di un trafficante di uomini, Chiarelettere 2014).

Ora, si tratta evidentemente di questioni assai complesse per le quali non ci sono ricette miracolose. Ma deve quanto meno far riflettere la dimostrazione del meccanismo perverso per cui si svuotano le casse pubbliche per creare problemi anziché risolverli. Almeno nel caso dei campi Rom la questione è evidente e dimostrata da molti studi. Può bastare che il tema sia impopolare per continuare in questo modo? Nulla può giustificare il crimine, ed essere vittima di furti ma anche solo di richieste di elemosina è molto fastidioso. Ma può bastare fermarsi alla superficie? Segregare produce esattamente quello che sta accadendo sotto i nostri occhi. Forse occorre provare a percorrere un’altra strada, se quella seguita finora ha palesemente fallito, ed ha pure arricchito criminali che non hanno bisogno di scippare la gente perché scippano i contributi pubblici.

Camminando per Roma e interrogandomi indignato su quale malaffare possa celarsi dietro ad ogni angolo, ad ogni finestra, non posso non pensare, irritandomi per l’ennesima persona che chiede l’elemosina, che sia anch’essa il prodotto di un sistema perverso, che si arricchisce alle spalle dei più vulnerabili e crea disagio sociale nell’intera popolazione. Un gioco a somma negativa, in cui perdono tutti. Ah no, dimenticavo: vincono quelli della banda della Magliana.

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