La Regione? Laboratorio, non Frankenstein

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 21 marzo 2020 con il titolo “La Regione sia un vero laboratorio”)

Ragionare sul ruolo della Regione Trentino-Alto Adige significa guardare dentro le comunità, ben oltre il profilo istituzionale. Capire come ci si voglia muovere nella gestione delle relazioni tra territori e tra individui che li abitano (e li governano) e come affrontare le sfide dei tempi con strumenti adatti. La riflessione va avanti da tempo, le carte sono sul tavolo, non c’è nulla di straordinariamente nuovo, e anche in questa nuova ondata di pregevoli riflessioni che si sono susseguite su questo giornale i punti salienti sono stati nuovamente messi a fuoco.

Se si dovesse tenere conto dei soli aspetti istituzionali, la risposta sarebbe semplice e con ogni probabilità accettabile da parte di entrambe le Province. La Regione dovrebbe cessare di essere un ente dotato di struttura e autonomia politica (fine dell’unità istituzionale) per diventare una sede di coordinamento delle politiche provinciali (mantenimento dell’unità statutaria) negli ambiti per i quali il livello provinciale è troppo piccolo – e sono assai più di quelli nei quali la Regione possiede oggi una formale potestà legislativa.

La questione tocca però molti altri aspetti meno razionali. Aspetti emotivi, identitari, di psicologia politica, di immagine e mantenimento di posizioni storiche. Sono questi che bloccano una riforma e che riemergono periodicamente quando per qualche motivo (la gestione di una competenza, o l’approvazione di un inutile ordine del giorno) si riaccende il dibattito. Nulla da fare dunque? Non necessariamente. Non si riuscirà a convincere la minoranza tedesca dell’Alto Adige a superare il Los von Trient né i trentini a non temere di perdere l’ancoraggio al Sudtirolo. Ma occorre almeno avere chiare un paio di questioni di metodo e di merito.

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Regione e regole

foto 2011(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 21 gennaio 2014 col titolo “La Regione e le regole d’ingaggio”)

In occasione della formazione della nuova Giunta regionale si è riacceso il dibattito sul ruolo della Regione. Comunque la si pensi, si tratta di un tema non eludibile in vista della prospettata – e quanto mai necessaria – riforma dello statuto di autonomia.

Nel merito si registrano posizioni diverse e piuttosto polarizzate, in gran parte influenzate da complessi storici non ancora metabolizzati. Semplificando: per molti in Alto Adige la Regione è ancora legata al “los von Trient”, mentre in Trentino è vista come la cornice istituzionale di garanzia dell’autonomia, da preservare tanto più in un momento di attacchi alla specialità tanto forti quanto superficiali.

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Marco Cammelli: “Regioni e regionalismo: la doppia impasse”

UnknownIn un testo di rara chiarezza, Marco Cammelli analizza il “cono d’ombra” in cui sono finite le regioni italiane, e spiega le ragioni profonde della crisi del sistema regionale in Italia. Ne emerge con chiarezza la necessità di un’idea del ruolo, delle funzioni e della natura delle regioni che purtroppo manca. Inoltre, i cambiamenti strutturali degli ultimi tempi hanno reso obsoleto anche il modello delineato, con mille imperfezioni, dalla riforma del 2001, che ancora presume la centralità del pubblico e l’equivalenza tra potere pubblico e tutela degli interessi generali, messe in discussione dal trasferimento di importanti funzioni regolative a soggetti nuovi e diversi dal pubblico.

Una lettura tecnica ma di estrema utilità per comprendere le sfide del sistema regionale e il il “bisogno di regione” per garantire un efficace modello di governo.

M. Cammelli: Regioni e regionalismo: la doppia impasse, in Le Regioni 4/2012, pp. 673-710 (anche in: http://www.rivisteweb.it/doi/10.1443/73176)

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Il lavoro dei “saggi”. Un impulso alle riforme costituzionali?

fp 3-13I gruppi di lavoro incaricati dal Presidente della Repubblica di presentare proposte di soluzioni condivise per le riforme istituzionali e quelle economiche hanno concluso il proprio incarico. Per quanto riguarda in particolare l’assetto istituzionale, il documento, di 29 pagine, propone diversi interventi, da attuare con leggi di revisione costituzionale e con leggi ordinarie, oltre che con modifiche ai regolamenti parlamentari.
Le proposte dei cd. “saggi” riguardano l’intera seconda parte della Costituzione, soffermandosi in particolare sulla forma di governo (compresa la legge elettorale), sull’ordinamento giudiziario e sui rapporti tra Stato, Regioni ed Enti locali.
Alcune proposte appaiono ampiamente condivisibili e riflettono il dibattito politico e dottrinario degli ultimi anni, specie con riferimento al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo, al superamento del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una “Camera delle Regioni”, alla riduzione del numero dei parlamentari e alla riscrittura del riparto delle competenze tra Stato e Regioni. Altri punti, specie in tema di ordinamento giudiziario, sono più controversi, ed altri ancora, come ad es. in relazione alla legge elettorale, molto generici per lasciare spazio alla dialettica politica.
Difficile prevedere l’utilizzo che sarà concretamente fatto di questo documento, che non ha alcun valore vincolante. Tuttavia occorre segnalare almeno due aspetti.

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Stato libero del Sudtirolo, debito nazionale ed Unione Europea

In questa puntata Francesco Palermo illustra le conseguenze che deriverebbero da un’ipotetica indipendenza dell’Alto Adige, con particolare riferimento agli aspetti finanziari e alla partecipazione all’Unione europea. Esprime poi gratitudine per il vasto sostegno alla sua candidatura da parte di diversi gruppi politici e dalla società civile.