La pandemia delle fonti

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 28 ottobre 2020)

Le dinamiche che vanno sviluppandosi intorno alle misure di contrasto alla pandemia sono di estremo interesse per l’impatto che hanno sul funzionamento della società. Si tratta di questioni che dureranno molto di più del virus e influenzeranno le regole del nostro vivere organizzato per tempi assai più lunghi. Ma come sempre gli aspetti sistemici interessano meno di quelli a breve o brevissimo termine.

Nella costituzione italiana c’è una lacuna di fondo: i provvedimenti emergenziali sono disponibili da parte di maggioranze politiche occasionali. Vale per i decreti legge (adottati dal governo e soggetti a conversione a maggioranza semplice delle camere, verosimilmente quindi da parte della maggioranza che il governo sostiene), e vale per lo stato di emergenza sanitaria, disciplinato addirittura da una legge ordinaria (sulla protezione civile), che prevede la sua semplice dichiarazione da parte del governo. In altri ordinamenti, dalla Germania alla Spagna, fermo restando che la regia delle emergenze non possa che passare nelle mani del governo centrale, sono i parlamenti (a maggioranza assoluta o qualificata) ad accendere e spegnere l’interruttore del diritto emergenziale. Su questo punto sarebbe quanto mai opportuno un adeguamento della costituzione, ma pare che ci dobbiamo accontentare della riduzione del numero dei parlamentari…

In un contesto di questo tipo, gli unici reali contropoteri sono gli enti territoriali. Regioni e comuni dispongono, per il proprio territorio, di poteri simili a quelli del governo per la gestione di emergenze sanitarie. Ciò può portare a qualche sovrapposizione, a confusione, talvolta all’intervento poco responsabile da parte di qualche amministrazione. Ma sarebbe grave se non esistesse questo potere, a dimostrazione della portata intimamente democratica dell’autonomia. Finora però l’intera gestione della pandemia è avvenuta con atti amministrativi: decreti del Presidente del Consiglio, e ordinanze regionali (e comunali). Il cui controllo spetta ai tribunali amministrativi.

Con la sola eccezione della Provincia di Bolzano, le Regioni non hanno finora ritenuto di approvare proprie leggi per il contrasto alla pandemia. E hanno fatto molto male. Non si tratta certo di inventare regole diverse rispetto a quelle nazionali, ma di affermare che, almeno in linea di principio e fino a prova contraria, continua a valere il normale riparto di competenze tra Stato e Regioni. Cosa che i decreti governativi invece sostanzialmente negano. Astrattamente è possibile ed è anzi persino probabile che, in caso di conflitto, le leggi regionali che mantengono in capo alle regioni l’esercizio di competenze normalmente loro spettanti, verrebbero dichiarate incostituzionali. La Corte costituzionale in passato si è sempre dimostrata “benevola” verso misure emergenziali (ad es. in tema di terrorismo), ritenendo l’emergenza una fonte extra ordinem che legittima ciò che altrimenti legittimo non sarebbe. Ma eventuali impugnazioni di leggi siffatte richiederebbero tempo, durante il quale rimarrebbero in vigore, e se si tratta di norme ragionevoli non si vede perché dovrebbero necessariamente essere impugnate, come dimostra il caso della Provincia di Bolzano, la cui legge – dopo qualche minaccia iniziale – non è stata contestata davanti alla Corte costituzionale. E in ogni caso, un coinvolgimento della Corte sarebbe assai auspicabile per definire meglio una materia che in buona parte si dipana nella penombra della costituzione. La Corte italiana, a differenza di molte altre, non ha finora avuto occasione di pronunciarsi sul punto (a parte un ricorso ridicolo di una associazione di consumatori, liquidato opportunamente in poche righe), e questo non è un bene sul piano della politica costituzionale.

Finché la rivendicazione di competenze regionali avverrà attraverso ordinanze (più o meno fantasiose, non è questo il punto), queste avranno vita molto breve: potranno essere impugnate dal governo, subito sospese e poi dichiarate illegittime dai tribunali amministrativi, perché è chiaro che i decreti governativi prevalgono. Anziché “invidiare” la Provincia di Bolzano, le Regioni (anche ordinarie) potrebbero e forse dovrebbero approvare proprie leggi. Potrebbe prodursi contenzioso e potrebbero anche uscirne sconfitte, ma salverebbero gli equilibri tra i poteri. E magari potrebbero fornire al legislatore nazionale qualche soluzione migliore. O forse no, ma varrebbe comunque la pena di provarci. A meno di non trovare assai comodo protestare contro il governo senza assumersi alcuna responsabilità.

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