Doppio passaporto, il progetto austriaco per gli altoatesini (Intervista, Sky TG24)

Doppio passaporto, il progetto austriaco per gli altoatesini
Sky TG24, 10 agosto 2018

Link all’intervista: http://video.sky.it/news/cronaca/doppio-passaporto-il-progetto-austriaco-per-gli-altoatesini/v440334.vid

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Doppio passaporto: domande scomode

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 3 agosto 2018 con il titolo “Passaporto: le domande scomode”)

Come un elefante nella cristalleria, la questione del doppio passaporto irrompe nella campagna elettorale per le provinciali. Già solo il tempismo dell’annuncio rende problematica la vicenda, perché esaspererà i toni etnicisti (su tutti i fronti) in una fase già a forte rischio per la razionalità degli argomenti come l’avvicinamento alle elezioni.

Finora si è parlato solo di un’idea, perché non esiste un testo. Non si sa quindi nulla delle intenzioni dei proponenti su temi cruciali: chi sarebbe legittimato a richiedere il passaporto austriaco, con quali modalità verrebbero accertati i requisiti, quali diritti sarebbero legati alla nuova cittadinanza e quali no e come andrebbero esercitati? Si aprirebbero certo nuovi inesplorati orizzonti, anche sul piano internazionale: una decisione unilaterale violerebbe il principio negoziale alla base dell’accordo del 1946? Potrebbe l’Italia portare la questione davanti alla Corte internazionale di Giustizia? Sarebbe ancora giustificato parlare di minoranze di fronte a cittadini di un altro Paese? Domande che prospettano un paradiso per giuristi, ma non necessariamente per un complesso territorio di confine. L’unica cosa certa è che comunque fosse costruita l’eventuale legge, impegnerebbe a lungo la Corte costituzionale di Vienna. E che intanto sono stati aumentati i costi amministrativi per la richiesta della cittadinanza austriaca: dal 1. luglio sono passati da 976,80 euro a 1.115,30, giusto per informazione.

Si è già visto tuttavia come basti l’idea per compromettere i rapporti con l’Italia e soprattutto il delicatissimo equilibrio interno in Alto Adige, un complesso mosaico costruito in decenni di trattative sulle singole tessere. Molte questioni sociali e politiche sono già state sollevate, a partire dal profondo editoriale del direttore Faustini: che ne sarebbe dei rapporti tra i gruppi, delle relazioni con il Trentino, delle famiglie mistilingui? In un giornale in lingua italiana occorre tuttavia fare lo sforzo supplementare di mettersi nei panni dell’altra parte, quindi in questo caso dei concittadini di lingua tedesca. Perché ciò che si fatica a capire è più interessante. Non basta sostenere che è una proposta assurda, antistorica, antieuropea, discriminatrice e quanto si è sentito finora. Occorre anche farsi domande scomode.

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Doppio passaporto: farsi qualche domanda

(pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 13 dicembre 2017 con il titolo “Le domande sul doppio passaporto”)

Partiamo dalla fine. La concessione del passaporto austriaco ai sudtirolesi è una prospettiva estremamente improbabile, anche al di là della volontà politica. Gli ostacoli giuridici sono troppi e troppo complessi. Oltre alle difficoltà giuridiche interne all’Austria, una simile iniziativa ne creerebbe anche nelle relazioni internazionali, rischiando di compromettere l’ottima reputazione internazionale del Paese, i rapporti con l’Italia e il delicato equilibrio interno in Alto Adige. Il tutto senza che peraltro per Vienna ne derivi alcun vantaggio. Insomma, la campagna che si sta conducendo sul tema è mirata a mettere in difficoltà la SVP e a creare illusioni (pericolose perché destinate a rimanere tali) in una fetta della popolazione. A prescindere dall’esito finale, però, la vicenda solleva questioni assai complesse, che sarebbe grave ignorare, chiudendo gli occhi in attesa che passi di attualità. Proprio perché i temi che pone sono di natura strutturale e non solo contingente.

La prima riguarda l’identità e i suoi simboli. Non vi è dubbio che poter ottenere il passaporto austriaco sarebbe per tantissimi abitanti di questa terra una prospettiva allettante. Sicuramente lo sarebbe anche per molti italiani, che forse di fronte a una simile eventualità risultano più impauriti che scettici, sentendosi esclusi da un ‘beneficio’ che verrebbe attribuito ai propri vicini di casa. Ma perché si dovrebbe trattare di una prospettiva allettante, posto che non conferirebbe vantaggi specifici e immediati? Perché i rapporti tra gruppi dissimulano sempre gerarchie implicite, per cui è attrattiva l’appartenenza a un’identità che si associa a modelli positivi e di successo, e non attrattiva quella ritenuta su un gradino più basso della gerarchia sociale. Per questo, ad esempio, ovunque in Europa i Rom risultano in numero assai minore di quanto sia la loro reale consistenza di gruppo: perché l’identificazione con un gruppo discriminato comporta difficoltà, e spesso ulteriore discriminazione. Perché invece nessuno svizzero si sognerebbe di voler essere tedesco, francese o italiano, nonostante la comunanza linguistica (etnica?) con i Paesi vicini? Perché molti sudtirolesi nelle competizioni calcistiche tifano Germania e non Austria? Gli esempi potrebbero continuare a lungo.

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